NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
16
Thu, Apr
0 Nuovi articoli

Carbonia. “Ieri è un altro giorno!”, applausi per la commedia al Teatro Centrale.

Spettacolo
Aspetto
Condividi

È piaciuta davvero tanto al pubblico di Carbonia, “Ieri è un altro giorno!”, andata in scena domenica scorsa al Teatro Centrale nell’ambito della rassegna firmata dal Cedac con il contributo dell’amministrazione comunale. Lunghi e forti applausi per gli attori, su tutti i due mattatori Gianluca Ramazzotti e Antonio Cornacchione. Il successo, com’è noto, ha baciato questo testo francese fin dall’esordio e continua anche nel nostro paese, isole comprese. Il suo segreto è nella trama tanto surreale quanto comica e, in fondo, affascinante: chi non vorrebbe poter tornare indietro nel tempo per cancellare errori, brutture, dolori, offese, ingiustizie? È quello che capita a Pietro Paolucci, avvocato in carriera interpretato da Ramazzotti, alle prese con un’importante causa che contrappone due ricchi imprenditori e per vincere la quale ha un asso nella manica da tirare fuori nell’udienza decisiva fissata per il giorno successivo. Il suo capo, Bernardo, in combutta con il collega nonché genero di Bernardo, Federico Faletti, impersonati rispettivamente da Antonio Conte e Alessandro Sampaoli, sono però d’accordo con il rivale di Pietro e falsificano l’atto decisivo per la causa. Per di più, accade che la signora Verda, interpretata da Bianca Maria Lelli, che da sei mesi, con la consulenza del Paolucci, sta preparando il divorzio, piombi nel studio legale con la notizia che il consorte è improvvisamente deceduto ma il testamento, per la vedova, è tutt’altro che soddisfacente. Il documento, si scopre poco dopo, è in copia unica: basta distruggerlo e la successione nell’ingente patrimonio del “de cuius” tornerà in discussione. Bernardo, uomo evidentemente da folto pelo sullo stomaco, incarica Pietro di infilare il testamento nel distruggi documenti, mettendo sul piatto, alle rimostranze dell’integerrimo dipendente, la direzione dello studio legale di Londra, al quale egli tiene parecchio. Dopo qualche tentennamento, il documento finirà in striscioline. A questo punto sarà bene descrivere il protagonista: l’avvocato Paolucci, appunto, professionista in carriera piuttosto stressato, che sembra non avere altro interesse che il proprio lavoro, afflitto da curiosi tic e da manie di precisione e da una passione per i maialini di porcellana. Alla vigilia del trionfo nella causa più importante della sua vita e della partenza per Londra la tensione è alle stelle: per di più, una sua vecchia fiamma, cui ha dato volto Milena Miconi, casualmente è finita a lavorare come segretaria proprio per lui e lui non ne vuole sapere. A un certo punto appare sull’uscio dello studio – le scena era allestita da Eduard Laug – un personaggio misterioso: chiede di potere parlare con il legale, il quale lo liquida perché non ha l’appuntamento. Da quel momento in poi, a Pietro, succedono cose piuttosto strane: la sua segretaria inciampa continuamente sul tappeto; il suo capo gli chiede sempre la stessa cosa; riceve implacabilmente le stesse telefonate. Soprattutto non riesce a sbarazzarsi di un misterioso individuo, impersonato da Cornacchione, che gli impedisce di fare il suo lavoro. Equivoco dopo equivoco, malinteso dopo malinteso, l’avvocato viene a capo – si fa per dire – della situazione: il tizio è il defunto signor Verda ed è visibile solo a lui. È arrivato per rimettere a posto il rapporto fra Paolo e la sua ex fidanzata e ha il potere di riportare in dietro il tempo con un semplice gesto: ecco per quale motivo gli eventi si ripetevano alla stessa maniera continuamente. Grazie alla sua invisibilità e al suo potere il Verda scopre l’amara realtà: la moglie fedifraga e ninfomane cerca di strappare il lascito del defunto alla sua figliola, mentre la causa milionaria è stata perduta solo perché il capo e il collega di Pietro sono due venduti. Ma “ieri è un altro giorno” per l’appunto e, con la “macchina del tempo” si rimettono a posto tutte le cose, compreso il l’amore fra l’avvocato e la bella segretaria trascurata per correre dietro ai traguardi professionali. La trama ricca di gag e vorticose entrare e uscite dalla scena alla Feydeau ma anche di qualche caduta nella comicità di grana grossa, si conclude così con l’happy end, dove i cattivi perdono e i buoni vincono. L’interpretazione della compagnia è stata complessivamente buona: Ramazzotti e Cornacchione hanno messo tutta la loro vis comica nel dare vita ai loro personaggi anche se, soprattutto il primo, si notata qua e là qualche esasperazione farsesca: forse un personaggio come l’avvocato Paolucci, che nell’arco dei due atti attraversa tanti e differenti stati d’animo meriterebbe una maggiore misura. Cornacchione, viceversa, è stato pressoché perfetto nel disegnare lo stralunato deus ex machina suo malgrado. Bravo il regista Eric Civanyan, “metteur en scène” anche nell’edizione francese, nel dettare il ritmo agli scatenati interpreti, con qualche pecca, in alcuni momenti, quanto all’asciuttezza dell’azione.

Giovanni Di Pasquale

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Iscriviti!! E' Gratis

Iscriviti attraverso il nostro servizio di abbonamento gratuito di posta elettronica per ricevere le notifiche quando sono disponibili nuove informazioni.
Pubblicità