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Sant'Antioco. Il dilemma. Lo sviluppo dell'agricoltura o la tutela degli animali selvatici.

Politica Locale
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Si leggono spesso  notizie sui danni causati da animali selvatici ( cinghiali, cervi, cornacchie, ecc.) alle colture agricole. Mentre da una parte sia gli imprenditori che la classe politica vorrebbero il rilancio dell'agricoltura come comparto produttivo in armonia con le risorse naturali della Sardegna, dall'altro poco si fa per favorire il suo sviluppo. E' ovvio che non possono convivere le esigenze tecnico-economiche di molti indirizzi agricoli con la "protezione" indiscriminata dei loro nemici, che non sono soltanto gli insetti e le crittogame. In molti casi non è facile intervenire, ma qualche soluzione si può adottare. Basta volerlo! Il contenimento delle popolazioni di cornacchie, che oltre alle campagne hanno invaso i centri abitati con gravi pericoli per la salute umana, può essere fatto, almeno nelle campagne, affidando al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale il compito dell'abbattimento diretto o della cattura con apposite gabbie. Un pò più difficile è la soluzione del problema relativo alle popolazioni di cinghiali, ma una soluzione anche in questo caso la si troverebbe, se si volesse. Contenendo ad esempio il loro numero e i loro danni con la sterilizzazione di un adeguato numero di soggetti. Nel caso specifico dei cinghiali che - è risaputo- sono portatori anch'essi della peste suina africana, la quale causa gravissimi danni economici per l'impossibilità del commercio extra-insulare delle carni suine e dei loro prodotti, si sia fatto poco o niente per contenerne la popolazione. Nel caso specifico dell'isola di Sant'Antioco la soluzione sarebbe più semplice-  Al di là di ferme prese di posizione da parte delle due amministrazioni comunali, le cose non sono per nulla cambiate da quando, per iniziativa infelice di qualche cacciatore, erano state introdotte furtivamente alcune coppie di cinghiali, per giunta appartenenti alla cosidetta "specie maremmana" che si distingue da quella sarda per taglia notevolmente superiore e per conseguente maggior capacità di superare barriere artificiali (reti metalliche) e di danneggiamento delle coltivazioni. Nella primavera del 2013  presso il competente Servizio dell'Assessorato Regionale della Difesa dell'Ambiente  era pronto un piano di eradicazione dei cinghiali nell'isola di Sant'Antioco con il dispiegamento di speciali strumenti di cattura e/o con l'abbattimento diretto nel corso di speciali battute. A quanto pare dalla frequenza e dall'entità dei danneggiamenti attuali nulla sinora è stato fatto! A questo punto al viticoltore o frutticoltore o orticoltore, che vorrebbe avviare o proseguire nell'intrapresa agricola, cosa rimane da fare? La risposta non è difficile: sopportare rimettendoci o mollare!         di  Franco Armeni - agronomo- Cagliari

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