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Carbonia. Elezioni Comunali. La sfida di Ugo Piano: «Carbonia deve tornare protagonista nel territorio». ( di Giovanni Di Pasquale )

Politica Locale
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La rassegna dei programmi elettorali dei sei candidati a sindaco e delle liste che li sostengono per le comunali di Carbonia comincia, secondo l’ordine sorteggiato per la scheda del 5 giugno, con quello presentato da Ugo Piano, l’ex sindaco degli anni Ottanta e Novanta, che ha deciso di sfidare i suoi ex compagni di strada del PD e della sua piuttosto variegata coalizione che si batte per il secondo mandato di Giuseppe Casti.
Della candidatura di Piano si comincia a parlare dalla primavera del 2015, quando i consiglieri comunali del PD Luisa Poggi e Francesco Cicilloni ma, soprattutto, il presidente del consiglio comunale Ignazio Cuccu, anch’egli del PD, votano contro il bilancio di previsione. Lo strappo non è ricucibile, anche perché rappresenta il culmine di un’azione “critica” esercitata anche negli anni precedenti e, manco a dirlo, poco gradita dal sindaco e dai vertici del PD. In città, a quel punto, posto che il tre non si rimetteranno in riga né il sindaco e il partito si piegherà alle loro richieste, si diffonde la notizia che, dalla prossima scissione, nascerà una coalizione che sarà capeggiata da Ugo Piano. Piano del PD ha fatto parte, in veste di consigliere provinciale, nonché presidente di commissione, ma da tempo non ha rinnovato la tessera. Voce che troverà conferma ai primi dell’autunno scorso, con l’annuncio, in un’intervista all’Unione Sarda, del tentativo di tornare ai piano superiore di piazza Roma n. 1. Dei tre dissidenti, espulsi definitivamente a dicembre, sostengono l’avventura dell’ex sindaco Cuccu e Poggi, mentre Cicilloni intraprende una strada solitaria, presentandosi qualche giorno fa candidato a sindaco con una sua lista in appoggio.
Il ritorno di Ugo Piano come protagonista dell’agone elettorale cittadino è avvenuto sulla scorta di una critica fortissima nei confronti dell’azione politico-amministrativa di Casti. Un sindaco accusato, in una lettera recapitata nelle cassette della posta degli elettori qualche mese fa, di avere causato «una vera e propria regressione culturale e politica» e di aver fatto perdere alla città «il ruolo politico che aveva saputo conquistarsi nel passato con le precedenti amministrazioni». «Tutto ciò – proseguiva la missiva – ha provocato un profondo logoramento del rapporto tra cittadini e amministrazione che viene sentita lontana e poco disponibile verso la gente e il giudizio ormai largamente condiviso è che abbiamo un sindaco assolutamente inadatto a governare la complessità della città e del territorio».
Non è un caso dunque che il programma della coalizione cominci proprio, seguendone l’ordine dal blog del candidato, dal ruolo che Carbonia assumerà a breve in virtù della riforma degli enti locali: «Il prossimo sindaco rivestirà anche il ruolo di presidente della Rete Urbana, che assumerà varie funzioni e competenze della disciolta provincia. Sarà questo un importante momento di affermazione del ruolo politico della città che dovrà mostrarsi in grado, come in questi ultimi cinque anni non è mai riuscita a fare, di esprimere non egemonia, ma capacità di direzione politica che raccolga il consenso di tutto il territorio». Il ruolo politico che Casti non sarebbe riuscito a salvaguardare, a differenza di quanto sarebbe avvenuto nel decennio di Tore Cherchi, si può riacquistare, attraverso «una autorevole e forte capacità di contrattazione con la regione e con il governo, che in questi anni è andata smarrita».A detta di Piano e dei suoi alleati, «il comune ha tenuto un rapporto puramente burocratico se non addirittura subalterno nei confronti degli enti che hanno una funzione importante nel governo generale della città come ENEL, Equitalia, AREA, Abbanoa, ASL, Telecom, ecc. Troppi servizi quali tribunale, Camera di Commercio, reparti ospedalieri, ecc., sono andati perduti e altri rischiano ancora di essere persi come INPS, INAIL, Guardia di Finanza». Dialogo “persuasivo” con i partner del territorio, “assertivo” con le istituzioni superiori, “partecipativo” nei confronti dei cittadini di Carbonia: il sindaco, sostiene Piano, deve essere «disponibile al dialogo e all’ascolto; ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini favorendone la partecipazione alle scelte sul futuro della città, attraverso vari strumenti: Comitati di frazione e quartiere con delegato del sindaco; Consulta dei Giovani a cui occorre garantire piena autonomia di elaborazione e proposta; Consulta delle Associazioni sociali e sportive, cui assegnare una sede, costituendo finalmente “La Casa delle Associazioni”; assemblee pubbliche calendarizzate; bilancio partecipato». In questi istituti, si ode l’eco di una tradizione che rimanda al PCI della seconda metà anni Settanta, alle sue esperienze amministrative e agli strumenti partecipativi che non possono non far parte del bagaglio culturale di un uomo che in quella temperie si è formato.
Alla voce “Sviluppo e lavoro”, le cose da fare, di competenza del comune sono in particolare due: «Attivare la zona industriale di “Sa Terredda” prevista dal Piano Urbanistico, che, anche per il venir meno della disponibilità di aree a Portovesme, può diventare polo di attrazione per l’insediamento di nuove piccole e medie imprese; aprire l’area PIP al commercio all’ingrosso, migliorandone l’infrastrutturazione dal punto di vista urbanistico e informatico». Anche in questo caso, si deve ricordare il tentativo, avviato da una delle giunte Piano, di realizzazione del marcato all’ingrosso, poi naufragato, nell’area in cui oggi sorge il brico-store “C. Fadda”. L’agricoltura e l’allevamento, secondo Piano, potrebbero finalmente rappresentare un fulcro della ripresa: «Verifichiamo da subito le misure da adottarsi per l’adesione al G.A.L. (Gruppo di Azione Locale) del Sulcis, per le sue molteplici funzioni di promozione e di sostegno allo sviluppo delle Aree rurali. Valorizziamo i prodotti locali creando le condizioni per facilitare la vendita e incrementare la produzione». Non manca ovviamente il riferimento al sostegno alle vertenze industriali del territorio e alla battaglia per l’istituzione della zona franca. È poi la volta del turismo, che necessita della valorizzazione degli “atout” della città – archeologia, natura, urbanistica: «Mettiamoci in rete con le altre città di fondazione, con gli altri siti minerari d’Europa e con gli altri centri archeologici; tessiamo un fitto rapporto con i Circoli dei Sardi nella penisola e all’estero; facciamo sistema con gli operatori turistici e per le iniziative estive prevediamo agevolazioni sull’utilizzo del suolo pubblico e concordiamo con la SIAE la possibilità di agevolazioni a favore delle attività che faranno animazione». Lo spegnersi della vitalità, soprattutto economico-commerciale, del centro cittadino va contrastata attraverso un «approfondimento con gli operatori, ai quali si chiede di indicare, essi, le misure da adottarsi (anche in via sperimentale) sui criteri dell’accessibilità e dello stazionamento», ed è chiaro qui il riferimento all’annosa questione dei parcheggi a pagamento». Ulteriore motore di sviluppo potrebbe essere la politica urbanistica: piani di zona già previsti nel PUC ma da attuare, lottizzazione delle aree edificabili di proprietà di AREA, rivisitazione dei vincoli posti dalla regione sugli interventi nel centro storico originario: inoltre «limitare ai soli siti interessati il parere del Parco geo-minerario sulla progettazione edilizia, oggi richiesto in modo generalizzato, evitando così le attuali lungaggini burocratiche; ampliare la rete Internet veloce alle principali aree della città e frazioni: i principali punti di incontro dovranno essere dotati di wi-fi gratuita».
La politica sociale vede, come proposta, se non innovativa, per lo meno nuova in città, il cosiddetto “baratto amministrativo” ovvero: prestazione di servizi di pubblica utilità in cambio del pagamento di tasse e imposte comunali. Interessante anche l’adesione e il sostegno politico all’ipotesi di redditi di cittadinanza; occorre però «elaborare, di concerto con le autorità competenti, un piano per la sicurezza urbana, in grado di contrastare emergenti e nuovi fenomeni di devianza ed illegalità diffusa».
Fra gli interventi più urgenti il completamento dell’« opera di abbattimento delle barriere architettoniche – spiega il candidato a sindaco – ed è necessario predisporre un piano di interventi per le aree a rischio idrogeologico, riprendere il progetto di risanamento e di bonifica dai materiali pericolosi come l’amianto e contrastare duramente, d’intesa con le forze operanti nel territorio e con le associazioni di volontariato e venatorie, il riproporsi di discariche abusive». Nella politica ambientale e di riqualificazione delle aree urbane, uno spazio importante viene riservato alla realizzazione di un Parco urbano nello spazio compreso tra il Viale del Minatore e la via Dalmazia, «di proprietà della società Ligestra, con la quale è possibile trovare gli accordi necessari. L’idea è quella di farne, seguendo il modello di S’Ortu Mannu di Villamassargia, un grande uliveto, assegnando le piante, attraverso un apposito regolamento, alle famiglie della città».
La voce “politiche culturali e giovanili” è coperta, in primo luogo, dall’intento di «far funzionare davvero il fondo per i contributi allo studio destinato ai figli della crisi, che non è mai decollato per mancanza di volontà politica da parte dell’attuale amministrazione. Dobbiamo aprire un dialogo diretto con tutte le scuole di ogni ordine e grado al fine di realizzare iniziative tese a far crescere cittadini consapevoli e rispettosi non solo dei propri diritti ma anche della cosa pubblica, delle persone e della legalità in genere». Si punta inoltre, attraverso la connessione con i circuiti nazionali e internazionali, a promuovere una manifestazione culturale che si imponga all’attenzione per la sua peculiarità e un premio artistico a cadenza annuale.

Giovanni Di Pasquale

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