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Carbonia. Il ballottaggio. Il dilemma dei seggi alla maggioranza e il pasticcio dell’arrotondamento per eccesso.

Politica Locale
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L’Italia è un paese straordinario: perché solo in un paese come l’Italia l’attribuzione dei seggi in un consiglio comunale non è determinata di una norma in cui sono riportati numeri interi e, dunque certi. Nella norma si indicano percentuali. Le quali, come è noto, spesso danno vita a numeri decimali: come se un seggio di potesse dividere in dieci parti di cui 6 si assegnano a una parte e 4 all’altra.
Però, quando le percentuali sono indicate con certezza, son quelle e non altre. Nel caso del consiglio comunale di Carbonia, il 60 per cento previsto dalla legge per l’attribuzione dei seggi alla maggioranza dà vita a un risultato di 14 seggi virgola 4. Che fare? Si potrebbe dire che, comunemente, l’arrotondamento si effettua alla cifra superiore quando la cifra dopo la virgola sia pari o superiore a 5, alla cifra inferiore quando sia inferiore a  5. Un esempio? L’indicazione dei numeri sulla dichiarazione del reddito. Ma qui si parla di legge elettorale e, nella straordinaria Italia, ogni ambito fa storia a sé, tanto per non lasciare con le mani in mano gli avvocati.
Per quanto riguarda il prossimo consiglio comunale di Carbonia è in atto una diatriba, nell’opinione  pubblica e sui social network, sul fatto che la maggioranza debba ottenere 14 o 15 seggi: se cioè l’arrotondamento debba farsi per difetto o per eccesso. Su queste pagine virtuali, come è noto, i quasi quattromila “visitatori” hanno letto che saranno quattordici, altri sostengono che ve ne sarà una in più. La tesi è che alla maggioranza debba essere assegnato “almeno” il 60 per cento dei posti: chi scrive insiste che così non è, perché di quell’avverbio,  “almeno”per l’appunto, nelle norme che regolano la materia non v’è traccia.
Questa opinione trova sostegno in una sentenza del Consiglio di Stato, relativa al ricorso di un candidato al consiglio comunale di Chioggia, in provincia di Venezia, che, trovandosi al quindicesimo posto, contestava la decisione l’Ufficio Elettorale Centrale per il turno di ballottaggio per l’elezione del sindaco e del consiglio Comunale che aveva assegnato 14 seggi alla coalizione vincente. Già respinto da TAR del Veneto, il ricorso non avuto miglior sorte davanti all’organo di ultima istanza. La soluzione del caso sta nell’articolo 75, comma 10, del Testo unico degli enti locali, il quale nello specifico afferma: «Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al secondo turno, alla lista o al gruppo di liste ad esso collegate che non abbia già conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreché nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50 per cento dei voti validi». Come si può leggere, l’avverbio “almeno” non  fa riferimento alla percentuale di seggi da assegnare ma i seggi conseguiti attraverso il voto senza l’applicazione del premio di maggioranza. Il giudice amministrativo di secondo grado pertanto spiega che «la norma, come risulta dal dato testuale, fissa nel 60% dei seggi del consiglio il limite massimo del c.d. premio di maggioranza o di governabilità. Ne consegue che quand’anche il rapporto percentuale non esprima un numero intero, le cifre decimali non potranno mai far variare in aumento il rapporto percentuale, facendo lievitare il numero dei seggi da assegnare alla coalizione collegata al sindaco vincente. Il limite del 60% è, infatti, il punto di equilibrio individuato dal legislatore tra i contrapposti valori della governabilità dell’ente locale e della tutela delle minoranze che permea la disciplina del sistema elettorale nei comuni con più di 15.000 abitanti». La conseguenza di applicare un arrotondamento per eccesso produce il superamento della percentuale del 60 %, «limite massimo», spiega il magistrato, e ciò è inaccettabile. Essendo ai più noto che le sentenze del Consiglio di Stato – questa è l’ultima in materia – “fanno giurisprudenza” ovvero: creano un precedente al quale i giudici chiamati successivamente a pronunciarsi si attengono, si consiglia caldamente all’Ufficio Elettorale Centrale di Carbonia a uniformarsi alla sentenza n. 2989 del 2012.
Contrariamente, si prevedono ricorsi, perché da una scelta differente discenderebbero alcune conseguenze in ordine alla composizione del consiglio comunale che vanno oltre i numeri: per esempio, Andrea Corda, candidato a sindaco di Unidos, in caso di assegnazione di 15 seggi, sarebbe escluso in caso di vittoria del Movimento 5 Stelle. Non sarebbe dunque male che l’ufficio sopra citato chiarisca prima del ballottaggio se intende attenersi alla giurisprudenza consolidata in materia o seguire direttive palesemente errate, pare provenienti dalla prefettura di Cagliari. La quale, stavolta, pare proprio che abbia preso un granchio: al ballottaggio mancano ancora 10 giorni, c’è tutto il tempo per evitare il pasticcio.

Giovanni Di Pasquale

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