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Carbonia. Alla discussione sul programma di giunta, il M5S risponde con il silenzio agli attacchi delle opposizioni

Politica Locale
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Il fuoco di fila delle opposizioni. Il silenzio appena rotto da due timidi interventi della maggioranza. È andata così, alla prima seduta del consiglio comunale dedicata a un dibattito: agli otto interventi critici nei confronti del programma presentato la settimana scorsa dal sindaco Paola Massidda, conditi di sarcasmo e aggettivi poco lusinghieri, da parte di altrettanti consiglieri dei diversi gruppi di minoranza, il gruppo del Movimento 5 Stelle, forte di ben quindici componenti, ha risposto con appena due prese di parola, dopo circa un’ora durante la quale a parlare erano state solo le controparti. In aula, anche lunedì pomeriggio gremita di pubblico, serpeggiava l’imbarazzo, di fronte all’atteggiamento scelto, chissà per quale motivo, dai vincitori delle elezioni comunali. A un certo punto, il vicepresidente del consiglio comunale Michele Stivaletta, di Carbonia Unica, si è rivolto al presidente dell’assemblea Massimiliano Zonza, chiedendo che fosse rispettata la consuetudine propria dell’occasione – la discussione sulle linee programmatiche – dell’alternanza negli interventi. Come Michelangelo di fronte al Mosè: «Perché non parli?», ma i quindici a Cinque Stelle sono risultati più “marmorei” della celebre scultura della tomba del papa Giulio II.
Strategia o eccesso di timidezza di fronte alla “prima” nel teatro della politica cittadina? Per quanto poco lusinghiera, sarebbe meglio per gli interessati che l’ipotesi giusta fosse la seconda. La strategia del quasi mutismo in occasione di un dibattito importante sarebbe infatti incomprensibile, autolesionistica ma innanzitutto, nessuno se n’abbia a male, irrispettosa nei confronti dell’opinione pubblica e dei tanti elettori che hanno premiato il M5S a Carbonia. I quali potrebbero cominciare a sospettare che chi non parla abbia poco o nulla da dire.
Le opposizioni, al di là delle parole di circostanza quanto alla futura collaborazione, hanno fatto capire che aria tirerà in consiglio comunale nei prossimi mesi: niente sconti anche perché, ad ascoltare le opinioni espresse sul programma di governo illustrato mercoledì scorso, esse considerano questo alla stregua di un’accozzaglia di intenzioni buone e meno buone, di progetti già avviati se non realizzati dalle precedenti amministrazioni, di proposte non realizzabili perché contrastanti con le norme o con sentenze. Una bocciatura su tutti i fronti e, manco a dirlo, la pagella più severa l’ha firmata lo sconfitto del 19 giugno. Giuseppe Casti ha parlato di «programma senza cuore» in cui si arriverebbe a promettere fin troppo, in contrasto con la concretezza sbandierata da Massidda. Il nodo finanziario, di cui la sua giunta ha provato la stretta, non si allenterà ma rischierà di diventare un cappio al collo della città e dell’amministrazione comunale: far quadrare i conti, ha detto l’ex sindaco, sarà molto difficile. Casti ha attaccato sull’urbanistica («Le vostre proposte rischiano di far fuggire gli investimenti privati»), sui costi della politica («Come farete a risparmiare 50 mila euro all’anno per raggiungere i 250 mila euro che avete sbandierato in campagna elettorale?»), sui rifiuti («I nostri risultati sono sotto gli occhi di tutti»), sui lavori pubblici («Non una parola, nel programma: che cosa intendete fare sulle opere già progettate e finanziate?»). «La campagna elettorale è finita – questo l’invito finale dell’esponente del PD – impegnatevi per le cose serie».
Duro anche l’attacco dell’altro ex sindaco presente sui banchi. Ugo Piano, riferendosi alle linee programmatiche, ha parlato di «coerenza negativa» che le terrebbe unite. Il sindaco, ha ricordato, ha parlato di cambio di paradigma: un cambio, ha sostenuto il candidato a sindaco giunto terzo al primo turno, che invece pare piuttosto un mutamento radicale dei modelli di riferimento che, a suo dire, hanno rappresentato fino alla svolta delle ultime comunali i fili conduttori della storia della città. A Massidda, Piano ha rimproverato, seguendo questa traccia, di non rendersi conto del ruolo politico svolto dalla città nel territorio e che Carbonia è chiamata a svolgere nel nuovo assetto degli enti locali e nel confronto con Roma e Cagliari: «La città ha perso enti e servizi – ha detto – ma non sappiamo che cosa intenda fare il sindaco su questo versante». Grave inoltre – su questo le opposizioni sono pressoché concordi – l’assenza nel programma di riferimenti alla difesa dell’industria e del lavoro: «Neanche una parola per il mondo operaio», ha accusato.
L’attacco non è venuto però solo dalla sinistra: anche l’opposizione di ambito, per così dire, “moderato” ha scagliati strali velenosi. Daniela Garau, per Patto Civico, più che sul lato politico, ha contestato Massidda sul terreno “tecnico”. Ha cominciato definendo il programma «fumoso e inconsistente su più parti», in particolare sulla tenuta giuridica di talune proposte: quanto al cosiddetto “baratto amministrativo” (il cittadino che non può pagare tasse e imposte comunali fornisce una prestazione lavorativa), non sarebbe applicabile sul pregresso; il frazionamento degli appalti in lotti funzionali per consentire l’accesso alle piccole imprese locali si scontrerebbe con la legge; la lotta all’evasione viene enunciata senza la specificazione di risorse umane e finanziarie. Contestata anche la delibera di assunzione di una segretaria, al di fuori della pianta organica, nella persona di Guendalina Fronteddu, una candidata alle comunali del M5S, non eletta: «Altro che tagli ai costi della politica».A questo proposito, Federico Fantinel (PD) ha stigmatizzato anche la nomina di assessori non residenti a Carbonia e la composizione di una giunta troppo corposa, con sette assessori che rappresentano il massimo consentito. Massimo Usai (Carbonia Possibile) ha invitato il sindaco a mettersi alla testa delle lotte per il lavoro. Michele Stivaletta ha rammentato il rischio di prossima chiusura per servizi come l’Informagiovani e la ludoteca, con conseguente perdita di ulteriori posti di lavoro. Preoccupazione, quella per il lavoro, espressa anche dal capogruppo del Partito Democratico, Pietro Morittu, che ha sollecitato il sindaco e la giunta a raccordarsi al contesto territoriale, di cui mancherebbe traccia nel programma: «Terminate al più presto il tirocinio formativo», questo l’ironico invito. La sua collega di partito, Ivonne Fraternale, aprendo il dibattito, ha invitato Massidda a «valorizzare quanto già realizzato, di cui nel programma si mostra però poca conoscenza».
Il primo intervento del M5S è stato quello di Matteo Piras, che ha definito il programma «coraggioso e innovativo», soprattutto perché avrebbe come cardine il concetto di «sostenibilità»: sostenibilità ambientale, finanziaria, sociale. Respingendo le accuse di “scopiazzatura” da programmi di altre amministrazioni, ha rivendicato la possibilità di acquisire esperienze di altri comuni, come quello di Capannori, in cui la raccolta differenziata è ai massimi livelli in campo nazionale. L’altro pentastellato ad intervenire è stato Mauro Careddu, che ha toccato alcuni punti senza però particolari riferimenti al programma: in particolare ha richiamato l’attenzione sulla precaria situazione in cui vivono gli abitanti di non poche frazioni minori.
Al termine degli interventi si è aperta una disputa procedurale sulla possibilità o meno di una replica del sindaco, risolta dal segretario comunale Giantonio Sau, il quale ha spiegato, leggendo la norma del regolamento, che un intervento del sindaco, non quale replica propriamente detta, sarebbe stato possibile in ordine alle proposte avanzate nel dibattito. Paola Massidda ha comunque risposto su alcuni punti emersi, difendendo in particolare la scelta di un esterno all’amministrazione comunale per il suo staff e di assessori non residenti: «Si tratta in entrambi i casi di incarichi fiduciari, la procedura è evidentemente legittima. I costi del mio staff saranno sicuramente inferiori a quelli dell’amministrazione precedente».
La seduta è terminata con il voto favorevole della maggioranza al programma. Venerdì 29 il consiglio si riunirà nuovamente: all’ordine del giorno interrogazioni e interpellanze (sarà affrontata sicuramente la questione della prossima chiusura della Casa dell’Anziano), oltre ad alcuno questioni relative all’ambito finanziario e di bilancio. Riuscirà il M5S a ritrovare la favella perduta?

Giovanni Di Pasquale

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