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Portovesme. Nuovo viaggio della speranza per i lavoratori Alcoa verso la Capitale, dove martedì si terrà l’ennesimo incontro.

Politica Locale
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Portovesme. Nuovo viaggio della speranza per i lavoratori Alcoa verso Roma. Domani, Martedì alle 12, al Ministero dello Sviluppo economico è in programma l’ennesimo incontro presieduto dal ministro Carlo Calenda con Fim, Fiom, Uilm e Ugl territoriali, il governatore sardo Francesco Pigliaru e l'assessore regionale all'Industria Maria Grazia Piras, per cercare di capire se ci sono le condizioni per sbloccare la lunga e tormentata vertenza per la cessione dello stabilimento dall’Alcoa ad altra società, per il rilancio della produzione di alluminio. I lavoratori chiedono al Governo e alla Glencore, la multinazionale svizzera che ha manifestato interesse alla ripresa della produzione nello stabilimento Alcoa di Portovesme, di prendere finalmente una decisione e sono intenzionati a non rientrare fino a quando non verranno assunti impegni precisi per la definizione positiva della vertenza che si trascina ormai da quattro anni. Alcoa una settimana dopo Ferragosto ha annunciato che «avvierà le attività alla riqualificazione del suo sito di Portovesme per lo sviluppo di nuove opportunità di business". Durissima la reazione di Governo, Regione, forse politiche, sindacati e lavoratori all’annuncio fatto da Alcoa in quanto ritengono non sia più possibile procrastinare ulteriormente le decisioni, perché se effettivamente, come sostiene il Governo, oltre la Glencore ci sono altri gruppi interessati a rilevare lo stabilimento. Domani andrà svelata la loro identità e dovranno essere assunti gli impegni conseguenti. E’ questo che chiedono i lavoratori e la sensazione è che si sia effettivamente giunti al punto di svolta della vertenza. In particolare, i sindacati si aspettano di sapere una volta per tutte se Glencore, la società svizzera interessata all'acquisizione dello smelter, ha preso una decisione per la ricollocazione al lavoro degli operai che rischiano di perdere anche le copeture sociali. Il pacchetto offerto alla multinazionale comprende un costo dell'energia a 25 euro megawattora per dieci anni. Nel caso in cui non sciogliesse le riserve, hanno dichiarato più volte le sigle sindacali, ci sarebbero le condizioni per fare la stessa offerta ad altre società.

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