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Carbonia. La fuga dei dirigenti locali del PD: si dimette anche il segretario del circolo cittadino.

Politica Locale
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Nel PD del Sulcis Iglesiente, reduce da un risultato elettorale pesante, i “dieci piccoli indiani” – i dirigenti locali del partito – non fanno come nel romanzo di Agatha Christie. Non vengono “assassinati”, ovvero allontanati: sono loro, piuttosto, che se ne vanno. I “piccoli indiani” per adesso sono tre: se n’è andato, a Sant’Antioco, Luca Mereu, segretario del circolo. Lo ha imitato l’omologo Antonio Fanni, già candidato sindaco (sconfitto) a San Giovanni Suergiu. Adesso è la volta di Marco Murru, massimo dirigente del circolo cittadino di Carbonia: dimissioni. «Mi è stato insegnato – ha scritto in un comunicato – che, dopo una sconfitta elettorale, si apre la fase della riflessione; la sconfitta elettorale a Carbonia ha una valenza storica non trascurabile perché, dopo circa 70 anni di governo della Città, questa per la prima volta è governata da schieramenti politici diversi da quelli riconducibili alla sinistra o al centrosinistra». Di fronte a quanto è accaduto, insomma, e non solo a Carbonia – il PD e i suoi alleati hanno dovuto soccombere anche a Gonnesa e San Giovanni Suergiu – Murru non ritiene che si possa «minimizzare gli eventi» né tanto meno «nascondere le responsabilità di chi ha governato la città in questi ultimi anni, compreso lo scrivente». L’ex segretario, infatti, è stato consigliere nel consiglio comunale che ha terminato il sua mandato nel giugno scorso ed è stato candidato nella lista del Partito Democratico, ottenendo 164 voti di preferenza. Murru chiede al PD «una seria riflessione sulla difficoltà che il partito incontra nel gestire dinamiche territoriali complesse nonché sull’appeal che esprime nei confronti dell’elettorato». Quello che invece è sotto gli occhi di tutti, accusa Murru, è, a livello regionale, un partito «inchiodato sulla questione della nomina del segretario» a livello regionale», «ostaggio di dinamiche totalmente autoreferenziali e lontane dai problemi concreti della gente», invischiato nel «pasticcio ANCI» per «cercare di tenere in mano il poco potere rimasto». Non più insomma un PD «che partendo dal basso fosse in grado ed avesse la volontà di rappresentare, con forza e con profitto, le istanze di coloro che hanno più bisogno», bensì una formazione politica mostra l’immagine di «partito di vertice, lontano dalla gente e non più in grado di rispondere con coerenza alle esigenze dei cittadini». L’impegno politico di Marco Murru, ad ogni modo, non finisce qui: «Farò quello che mi viene meglio: stare tra la gente comune e costruire con un essa un rapporto serio e teso all’ascolto e alla risoluzione dei loro problemi».

Giovanni Di Pasquale

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