Che la “questione Somica”, per la maggioranza a Cinque Stelle, sarebbe stata un banco di prova delle capacità di imprimere un’orma di cambiamento nella vicenda politico-amministrativa della città, è stato chiaro fin dalla campagna elettorale, durante la quale l’argomento è stato usato in scambi polemici e colpi bassi. Ora che il fumo della contesa a sei mesi dal ballottaggio comincia a diradarsi, si capisce meglio quali siano le direttrici su cui si muoveranno le forze in campo nel prossimo futuro. Il quale, archiviata la gestione dell’esponente PD Giacomo Guadagnini – dato in avvicinamento al Partito dei Sardi – e il consiglio di amministrazione, inizierà dopodomani, quando sarà insediato il nuovo amministratore unico, direttore e responsabile tecnico, l’ingegnere di Sant’Antioco Giuseppe Baghino. Da lì in avanti si capirà che cosa effettivamente intendono dire il sindaco Paola Massidda, l’assessore Gian Luca Lai e il gruppo consiliare del M5S quando pronunciano la parola “cambiamento”. Già ieri, in consiglio comunale, si è cominciato a capire qualcosa in più. In discussione vi era la modifica dello statuto della società “in house providing” o, come ha suggerito l’ex sindaco Ugo Piano con opportuno piglio anglofonofobico, “a gestione propria”: la proposta di delibera che determina il passaggio dal CdA a tre (Guadagnini più due dirigenti dell’amministrazione comunale) alla figura monocratica è stata approvata con il voto favorevole di M5S, PD e PdS e l’astensione di Carbonia Possibile e del gruppo misto. Una decisione in sostanza condivisa da tutti, sia per quanto concerne il risparmio negli emolumenti – i dirigenti comunali tuttavia non ne hanno percepito – sia per la possibilità di individuare una figura cui attribuire l’intera responsabilità nel processo decisionale, fatte salve ovviamente le prerogative dell’organo politico e dell’apparato burocratico. Ma le strade della politica, di fronte al futuro della Somica, si dividono al bivio che indica due cartelli: “Liberare Risorse” e “Garantire i Livelli Occupazionali”. E’ chiaro: l’una scelta esclude l’altra. Chi, e non da oggi, ha deciso di parlare il più vicino al detto di cui al vangelo di San Matteo, 21-37 è il consigliere del gruppo misto Michele Stivaletta, tanto che ormai persino le maestranze di Somica lo hanno individuato come una sorta di “spauracchio”. Se ne è avuto la prova nella lettera che 31 dei 33 lavoratori della società hanno inviato al presidente del consiglio comunale Massimiliano Zonza, in cui senza lesinare nomi e cognomi hanno stigmatizzato parole e comportamenti, in occasione della discussione di una mozione discussa nel precedente consiglio, di Stivaletta, del capogruppo del M5S Manolo Cossu, del sindaco e dello stesso Zonza. Il presidente ha letto la missiva in apertura di seduta, consentendo a coloro i quali venivano tirati in ballo di replicare. Stivaletta, accusato di aver parlato senza argomenti validi di «atteggiamenti persecutori» nei confronti di alcuni lavoratori, nella lettera definiti un’invenzione, ha replicato definendo «grave l’aver indicato consiglieri e amministratori nella lettera» e ribadendo quanto sostenuto e quanto detto riguardo al futuro della Somica, infilando senza indugio la strada “Liberare Risorse”. Opinione, ha ricordato, che ha sempre caratterizzato la sua azione politica fin dalla campagna elettorale del 2011: l’attività di Somica, a farla breve, deve essere ridimensionata, i lavoratori più vicini alla pensione vi devono essere «accompagnati» – ovvero: accorciando l’attesa con “scivoli” di vario genere – e le risorse devono essere messe sul mercato in favore di piccola impresa ed artigianato locali che, asfissiati dall’agonia delle fonti di reddito del territorio, le reclamano a gran voce. La maggioranza, in sostanza, ha posizioni non lontane da quelle di Stivaletta ma parla, in ossequio a Machiavelli, la lingua della prudenza: che è poi la lingua del potere. Così ha fatto il capogruppo Cossu, accusato dai lavoratori di averli offesi parlando di «pressioni elettorali» durante la campagna per le comunali e di «preoccupazioni indotte» da esponenti della vecchia maggioranza. La sua risposta non è stata una replica: basta con i veleni dello scontro elettorale, ha detto, per la Somica ribadiamo i nostri impegni con gli elettori per la salvaguardia dei posti di lavoro. Le parole dell’assessore e vicesindaco Lai hanno aggiunto l’altro “pezzo” della posizione della maggioranza. Poco prima Ugo Piano, a commento della proposta di modifica dello statuto, si era chiesto come fosse possibile tutelare i soggetti provati se nello statuto della Somica continua a persistere un articolo che consente affidamenti superiori ai 200 mila euro: l’esponente dell’esecutivo ha risposto, prudentemente, che «gli affidamenti saranno valutati caso per caso», leggasi: lo statuto prevede ma non costringe. A proposito del bivio di cui sopra, Piano e il suo gruppo Carbonia Possibile paiono propendere per l’altra via, quella che predilige la salvaguardia dei posti di lavoro e dell’attività, così come il PD e il PdS: il confronto prossimo venturo avverrà su queste posizioni e sarà un confronto duro. Perché tenere un piede dentro due scarpe, com’è noto, non si può.
Giovanni Di Pasquale
Commenti
Chiedo questo perché nulla si è detto in questo articolo al riguardo .
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