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Santadi. Riunione del coordinamento del Piano Sulcis.

Politica Locale
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Si è riunito giovedì scorso a Santadi il coordinamento del Piano Sulcis al gran completo. Oltre al coordinatore Salvatore Cherchi e tutti i 23 sindaci del territorio, erano presenti il commissario della provincia del Sud Sardegna, rappresentanti del consorzio industriale di Portovesme, rappresentanti del GAL Sulcis e di altri enti ed istituzioni territoriali.
Durante la sua relazione Salvatore Cherchi, coadiuvato dal sindaco di Santadi e dal presidente dell’unione dei comuni del Sulcis, ha illustrato lo stato dell’arte sull’attuazione del Piano Sulcis a 4 anni dal varo. La situazione descritta da Salvatore Cherchi è tutt’altro che positiva. Infatti analizzando i singoli settori di intervento, Cherchi ha evidenziato diverse criticità soprattutto per quanto riguarda la fase della spesa che riguarda il settore delle imprese: pur essendo a regime la zona franca urbana (la fiscalità di vantaggio di cui beneficiano circa 3500 imprese locali) sono ancora disponibili circa 25 milioni di euro. In proposito si è deciso di valutare l’opportunità di riaprire il bando in modo da poter far rientrare tante imprese che per diversi motivi sono rimaste escluse durante la prima fase istruttoria. Invece sono giunti a conclusione della fase istruttoria invece i bandi dedicati ai nuovi insediamenti produttivi (fino a 150mila e 800mila euro) mentre si segnalano ancora delle lungaggini a livello regionale per quanto riguarda i bandi che riguardano le iniziative superiori agli 800 mila euro. Cherchi inoltre ha parlato di una nuova opportunità per lo sviluppo del settore dei biocarburanti, stavolta puntando sull’impianto di pioppi ed eucalipti. In proposito, considerate le forti perplessità destate in precedenza da questa idea, alcuni sindaci hanno espresso la necessità di valutare ed analizzare con attenzione questa possibilità. Sembra invece migliore la situazione per quanto riguarda i fondi destinati all’istruzione (a breve in 8 istituti professionali sulcitani verranno modernizzati i laboratori ed attrezzature). Nel frattempo continua il lavoro dei 35 ricercatori impiegati alla Sotacarbo, è diventato operativo il Centro per la Sostenibilità Ambientale (CESA), e il progetto ARIA, che mira ad ottenere isotopi stabili da utilizzare nell’industria, sta iniziando a dare i primi risultati nella miniera Carbosulcis.
Con estrema lentezza inizia a sbloccarsi anche il fronte delle infrastrutture, che con tutta probabilità rappresentano la componente più importante per la rinascita del territorio. Questo settore ha molto sofferto la “scomparsa” della Provincia. Infatti l’indaffaratissimo commissario Giorgio Bullegas, tra una telefonata e l'altra, è riuscito a spiegare le difficoltà sorte in seguito al dispiegarsi degli effetti della Legge Regionale di riforma degli Enti Locali: la ex provincia si è ritrovata di fatto quasi del tutto priva di personale e di risorse economiche, fatto che ha dilatato le inevitabili quanto necessarie procedure per lo svolgimento degli appalti di molte opere previste dal Piano Sulcis di cui la ex provincia di Carbonia-Iglesias (ora Sud Sardegna visto che riunisce anche il vecchio Medio Campidano) è ente attuatore. Comunque Salvatore Cherchi è riuscito a dimostrare che si sono comunque fatti dei passi in avanti: è partita la gara d’appalto per l’adeguamento del porto industriale di Portovesme, così come sono state concluse alcune opere minori ad altre sono state sbloccate come ad esempio le piste ciclabili, a breve l’ANAS inizierà i lavori sulla SS 293 mentre Abbanoa lavorerà sull’interconnessione dei bacini del Sulcis.
Forse la situazione più complessa è quella che riguarda le bonifiche. In estrema sintesi le procedure sono ancora ferme per quanto riguarda quelle che competono ad IGEA mentre subiscono lungaggini burocratiche quelle che rientrano nella responsabilità diretta dei comuni. Ancora in fase di trattativa ad alto livello quelle che riguardano i soggetti privati (ALCOA). In proposito sindaci hanno tenuto a ribadire il concetto, sacrosanto nel mondo occidentale ma evidentemente di difficile attuazione, che chi inquina paga.
L’incontro si è concluso con l’invito del coordinatore Cherchi rivolto ai sindaci di predisporre nuove idee da sviluppare per la nuova programmazione dei fondi che ormai è imminente.
Tra una numero impressione di cifre e un turbine di nomi e sigle – basti pensare che a vario titolo, sono stati citati: RAS, Ex Provincia, 2 unioni dei comuni e 23 comuni, Eurallumina, Alcoa, Invitalia, Sotacarbo, Carbosulcis, Abbanoa, ANAS, IGEA, PSR, FESR, FES, FLAG, GAL, MISE, MEF – Un amministratore locale del Sulcis così come un comune cittadino che assiste ad un incontro di questo tipo, potrebbe chiedersi: <alla fine dei conti dopo 4 anni che cosa è stato fatto con i 670 milioni di euro di fondi pubblici per rilanciare il territorio?>. La risposta è "praticamente nulla" se non permettere alle piccole imprese di continuare a galleggiare grazie alla fiscalità di vantaggio. L'amministratore locale, pur consapevole della necessità di regole e controlli che regolino la spesa del denaro pubblico, potrebbe chiedersi se a questo punto, considerato che le lungaggini burocratiche che - quanto affermato dalla relazione del coordinatore - stanno rallentando la rinascita del territorio, se non abbia ragione chi afferma che sarebbe molto più semplice ed efficace "dare direttamente in mano i soldi alle persone" che probabilmente "li metterebbero a correre" producendo risultati più rapidi e soprattutto concreti.

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