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Carbonia. «’A nuttata» del M5S: passa il bilancio, si aprono le crepe. Stivaletta (Misto) si astiene

Politica Locale
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Il bilancio del Comune di Carbonia è passato, «’a nuttata» non ancora. Il voto di ieri è stato unanime nella maggioranza, ma il voto sugli emendamenti ha evidenziato diverse crepe nel gruppo del Movimento 5 Stelle, con le astensioni di alcuni consiglieri su proposte di modifica avanzate dalle minoranze, nonostante il parere negativo della giunta. Malumori che il “sì” finale non spegne: e, se le crepe dovessero allargarsi, per la maggioranza c’è il rischio-tenuta, visto che, come ha fatto notare il consigliere di opposizione Fabio Usai, «in due momenti della discussione degli emendamenti, il numero legale l’hanno garantito le minoranze». I numeri per ora non possono preoccupare, ma ancora ieri si è registrata l’assenza del consigliere pentastellato Elio Loi, uno degli astenuti delle sedute precedenti: non giustificata, probabilmente tesa a marcare che il dissenso non è rientrato. È chiaro che i “dissidenti” non potranno tirare troppo la corda, visti gli usi e i costumi della “casa”: il problema nascerebbe se, dopo un’eventuale espulsione, i “reprobi” restassero in consiglio invece di dimettersi e iniziassero a “impallinare” gli ex sodali. Resta sullo sfondo la vicenda delle “misteriose” dimissioni dell’ormai ex assessore al Personale Paola Argiolas: nessun chiarimento né dal sindaco Paola Massidda, né dall’interessata, che si è limitata a riferire che i motivi che l’hanno spinta all’addio sono «politici»: il quadro insomma evidenzia tensioni sia nel rapporti all’interno dell’esecutivo sia in quelli, ben più delicati, fra giunta e gruppo consiliare.

L’altro dato saliente della sessione di bilancio, che ha un legame alle crepe di cui sopra, è la decisione del presidente del gruppo Misto, Michele Stivaletta, di astenersi nel voto finale. Non che abbia fatto mancare le critiche: «Continua in troppi esponenti della maggioranza – ha detto – il fastidio nei confronti delle differenti posizioni di chi non sostiene il governo cittadino. La maturità che sta caratterizzando l’atteggiamento del M5S a livello nazionale non trova corrispondenze a livello locale. Persiste un atteggiamento astioso, si arriva ad apostrofare gli interlocutori, come ha fatto un consigliere di maggioranza [Marco Serafini, n.d.r.], con frasi come “vi siete mangiati tutto”. Un fatto che si riverbera nel dialogo fra le parti: solo quattro emendamenti delle opposizioni sono stati approvati». Stivaletta ha voluto toccare anche la questione delle tante dimissioni in giunta: «Questa assenza di chiarezza – ha sostenuto – è inaccettabile, soprattutto è irrispettosa nei confronti dei cittadini». Le astensioni sugli emendamenti tuttavia, secondo il capogruppo, aprono la strada a un diverso rapporto fra maggioranza e opposizione nel prossimo futuro: «Quei voti – ha argomentato, annunciando l’intenzione di astenersi – sono un monito nei confronti del sindaco e della giunta ma sono anche un segnale per noi. Anch’io voglio lanciare un segnale alle persone dialoganti della maggioranza. Faccio un passo in avanti: spero che sia preso in considerazione».

Ci sarebbero dunque “falchi” e “colombe”, nel M5S? Lo pensa anche Fabio Usai ma, a suo dire i rapaci non lasciano spazio ai più miti pennuti. Nel suo intervento, interloquendo con Stivaletta, che di mestiere fa l’avvocato, ha attaccato con un noto brocardo: «Si usa dire “in dubiis abstine”: io non ho dubbi e voterò “no”. Questo non è un bilancio sbagliato o da cambiare: questo è un bilancio mancato. Una prova alla quale siete stati chiamati dagli elettori e che non siete stati capaci realizzare attraverso fatti concreti. L’avete scritto in pochissimi, dentro quattro mura, senza coinvolgere né i cittadini né il gruppo consiliare. Ecco dunque le astensioni, le assenze strategiche, le dimissioni: è evidente che questa maggioranza ha seri problemi». Dura la posizione del consigliere di minoranza sulle vicende della So.Mi.Ca.: «Per la prima volta a dicembre non è stato votato il bilancio, gli investimenti sono a zero, ma il premio di risultato dell’amministratore unico [Giuseppe Baghino, nominato dall’amministrazione comunale in carica, n.d.r.], la cosiddetta “parte variabile”, fa lievitare gli emolumenti a 80 mila euro, praticamente raddoppiati». La conclusione: «Non serve astenersi, serve assumersi una responsabilità. In questa amministrazione ci sono troppi falchi e poche colombe».

Stivaletta ha imboccato la strada “dialogante” da solo. Anche la sua collega di gruppo, Daniela Garau, che l’anno passato si era astenuta, ha abbandonato la vecchia via. Il segnale che aveva voluto dare nel 2017, ha detto, non avrebbe sortito effetti: «Questo bilancio si muove su tre direttrici: aumento di tasse e tariffe; ridimensionamento dei servizi; mancanza di investimenti. Ma al di là di questi fatti indiscutibili, è il complesso dell’azione politica a mancare di incisività, è l’azione del sindaco ad essere assente, soprattutto per quanto concerne il ruolo che una città come Carbonia dovrebbe svolgere in un ambito più vasto: sulle grandi vertenze del territorio, sanità e polo industriale, la voce di Carbonia si è sentita solo in seguito alle iniziative della minoranza. E i casi ricorrenti di dimissioni vengono affrontate senza trasparenza».

Simili le critiche espresse dall’ex sindaco Ugo Piano: «Si continua a navigare a vista – ha esordito – senza confronto con la gente e con la minoranza. Sono stati approvati alcuni emendamenti ma nessuno pensi che questo faccia cambiare il nostro atteggiamento: non può certo essere considerata un’apertura». Piano vede all’interno del M5S «un problema politico»: «Il bilancio è stato voluto da una parte della maggioranza: da qui i dissensi e le dimissioni. I numeri mancano di prospettiva, di slancio: non riusciamo a pensare che il programma di opere pubbliche possa essere attuato solo con le risorse derivanti dalle alienazioni di edifici pubblici». Non è mancato l’appello al dialogo, però con un avvertimento: «Siamo disponibili al confronto a tutto campo – ha concluso l’esponente di Carbonia Possibile – ma non escludiamo il confronto duro».

A pronunciare il “no” del PD è stato il capogruppo Pietro Morittu: «Questo bilancio – ha detto – il vostro primo bilancio è povero di visione e di prospettiva, con premesse e proposte ambedue insoddisfacenti. Un progetto fallimentare, che aggrava le condizioni di chi già vive in mezzo alle difficoltà: i malumori tra i cittadini cominciano a manifestarsi, come si già vede dalle prime proteste dei genitori dei bambini che frequentano l’asilo nido». Quanto alle frizioni all’interno del gruppo dei Cinque Stelle, secondo Morittu, «il disagio è evidente e non da oggi: il problema è la mancanza di collante politico».

Questo il “verbale” del voto finale: i “sì” sono stati 14, 8 i “no”, uno, come detto, l’astenuto.

Giovanni Di Pasquale

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