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Cisl. Riunione straordinaria del Consiglio regionale per impedire la “deportazione” degli operatori della scuola sarda

Politica Regionale
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Una norma, approvata dal Consiglio regionale con l’urgenza richiesta dalla gravità dei fatti, per limitare in Sardegna i danni della riforma della scuola. Una riforma che potrà essere mitigata solo facendo valere la nostra specialità statutaria da utilizzare, questa volta, per impedire deportazioni dei nostri operatori scolastici.

Una “riforma-beffa”, cui si è aggiunto il mancato adeguamento degli organici sardi in virtù di un computo puramente statistico che ha penalizzato l'isola. Una situazione che sconta il non aver proceduto alla rilevazione, caso per caso, delle realtà in sovrannumero. In molte realtà si sarebbero dovuti prevedere i necessari sdoppiamenti di classe, che avrebbero fatto recuperare preziose posizioni professionali, mitigando così l'attuale disagio degli operatori. Purtroppo questo atteggiamento è andato a disegnare una Sardegna "più realista del re" che si è andata a posizionare in coda anche rispetto a regioni come Molise e Basilicata.

Per la Cisl sarda, se la Regione non reagirà con una norma ad hoc – da esitare con la massima urgenza - adattando la propria scuola alle ragioni storiche, identitarie, culturali e soprattutto geografiche di una Regione che è innanzitutto un'isola, il rischio sarà l’ulteriore desertificazione della Sardegna. Solo che stavolta alle note vicende delle crisi produttive si aggiungerà un drammatico problema di crisi educativa, visto l'affanno dell'isola che difficilmente potrà colmare il pesante fardello della dispersione scolastica (fra i più pesanti del Paese - intorno al 27% e con una forbice preoccupante di oltre 10 punti percentuali rispetto alla media UE).

Una vicenda, quella della riforma-Renzi, che si consuma in queste ore con regole di "ingaggio" per i futuri docenti di ruolo (secondo la CISL intorno ai cinquemila) non chiare e con il rischio di penalizzare sopratutto quelli con punteggi più alti. Regole (o presunte tali) che non consentono al momento di sapere quanti sardi potranno correre il rischio di uscire da una situazione di lungo precariato, ma soprattutto dove questa attesa condizione si potrà realizzare. Una situazione in cui conteranno poco carichi di famiglia e condizioni di disagio di partenza.

La partita in gioco, allora, è particolarmente seria e complicata e per la Cisl sarda va oltre la complessa interlocuzione fra Giunta regionale e Governo centrale. È una vera questione politica che va affrontata di petto con strumenti straordinari e quindi solo attraverso una risoluzione legislativa coraggiosa, peraltro richiesta dalla Cisl sarda e dalla Cisl scuola all'indomani del progetto di ridefinizione della rete scolastica regionale indebolita di anno in anno da parametri ministeriali difficilmente compatibili con la realtà sarda.

Una norma per tutelare lavoratori e istituzione educativa che può passare solamente attraverso l'esercizio del principio autonomista e attraverso un serio atto di autogoverno, realizzando, finalmente, l'atteso federalismo scolastico che potrà salvare la scuola sarda.

Che cosa sono Autonomia e specialità statutaria se non siamo nelle condizioni di garantire i nostri lavoratori della scuola e l'istituzione educativa dell'isola

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