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Oristano. Cisl sulla chiusura Prefettura Oristano: disarmo del sistema statuale delle periferie

Politica Regionale
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La Cisl regionale con i segretari Federica Tilocca, Ignazio Ganga e Segretaria Generale Cisl Oristano, in merito alla chiusura della Prefettura di oristano, denunciano che un territorio regionale con diverse aree in bilico per effetto di una crisi sempre più preoccupante che marginalizza migliaia di lavoratori espulsi dai processi produttivi, mentre si spopola nelle sue aree più interne mostrando inesorabilmente preoccupanti segnali della perdita della coesione e manifestando da tempo il pericolo di un regresso, non può permettersi un ulteriore razionalizzazione del sistema pubblico e dei servizi che stavolta investe i terminali del ministero dell'Interno e nello specifico la Prefettura di Oristano.

Un fenomeno, per altro, destinato a non fermarsi. Anche se a Roma l'hanno voluta chiamare "riorganizzazione della presenza dello Stato sul territorio" tutto questo ai cittadini di quest'Isola non torna. Perché dietro a parole altisonanti c'è solo un misero disarmo del sistema statuale dalle periferie. Un disimpegno che non si cura più del fatto che stavolta stia toccando a presidi preposti alla garanzia della tenuta della legalità.

Una nuova brutta pagina sulla presenza di uno Stato più interessato a fare cassa che a svolgere un ruolo positivo nelle Comunità che si aggiunge alla dismissione dei terminali del Ministero dell'economia e delle finanze, alle soprintendenze, alla stessa Banca d'Italia e, addirittura, ai presidi di Polizia e dell'Amministrazione giudiziaria o delle stesse Camere di Commercio che per la loro natura dovrebbero accompagnare i processi economici dei territori per uscire dalla crisi.

Una presenza sinonimo di tenuta della coesione sociale, dell'integrazione e della convivenza civile oltre che di garanzia sussidiaria per le periferie.

Una brutta pagina che trova spazio in uno scenario in cui le istituzioni dimenticano che una buona pubblica amministrazione periferica è l’unica garanzia di imparzialità di una Regione, di un Ente locale e, soprattutto, stesso Stato.

Un’Amministrazione statale decentrata ed efficiente protegge dal sopruso, dal giudizio arbitrario, dalla corruzione, dal clientelismo e questo è il ruolo che nel tempo hanno sedimentato i terminali ministeriali nell'Isola e in particolare le Prefetture, svolgendo un ruolo di mediazione insostituibile nel tempo della crisi e nella gestione delle vertenze sociali.

La Cisl in quest'Isola lo afferma da tempo che solo rafforzando sui territori e non smantellando la pubblica amministrazione si potranno favorire condizioni utili a fornire soluzioni innovative alle necessità a cittadini e imprese per supportare un progetto utile a riavviare nella nostra Isola, la crescita e lo sviluppo.

Ipotizzare la chiusura di una Prefettura, poi, in un momento di massima emergenza in materia di gestione dell’immigrazione e della sicurezza nell'Isola è a dir poco inopportuno, grave e intempestivo. Un provvedimento calato su una Sardegna alle prese con la gestione umanitaria dell'arrivo dei migranti che affida un compito insostituibile alle Prefetture di frontiera fra le quali svolge la propria missione proprio Oristano insieme alle altre Prefetture sarde.

Se tutto ciò venisse confermato non sarebbe solo un danno per la Provincia di Oristano ma un arretramento inaccettabile per l'intera Regione che creerà disagio per cittadini e lavoratori lasciando nell'incertezza gli operatori del settore. Un fatto che richiama una decisa reazione di tutte le forze istituzionali, politiche e sociali dell'Isola.

Per la Cisl sarda e per la CISL oristanese non si tratta, allora, di una banale vertenza locale ma di una battaglia di civiltà nella consapevolezza che dal modo con cui si riuscirà a presidiare il territorio dipenderanno la vivibilità nelle città, la sicurezza e la legalità, la salvaguardia dello spazio rurale, la garanzia delle condizioni essenziali dell’unità fra comunità e luoghi e in tutto questo il ruolo delle Prefetture continua ad essere fondamentale.

Aspetti inevasi, purtroppo, nelle motivazioni alla base del di questo decreto inopportuno che non ha niente a che vedere con il processo di riorganizzazione della pubblica amministrazione sarda da tutelare mettendo in campo le giuste sinergie con la politica e le Istituzioni regionali tenendo alto il profilo della mobilitazione locale e regionale.

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