Anche il MasterPlan per il Mezzogiorno, messo a punto dal Governo, concorda con quanto i sindacati sardi, la Cisl in particolare, ripetono da anni: una vera politica industriale deve essere costruita sui cosiddetti “fattori di contesto”, ossia le regole di funzionamento dei mercati e i fattori di produzione comuni, cioè infrastrutture e capitale umano. C’è in Sardegna il capitale umano, anche culturalmente preparato, che in attesa di trovare lavoro e per non perdere la professionalità acquisita con gli studi, ha intrapreso la via dell’emigrazione, che la Regione ha favorito con un uso improprio del master&back. Mancano, o difettano largamente, le infrastrutture. Da almeno un decennio, nel quadro della “vertenza Sardegna”, il sindacato sollecita la Regione a chiedere al Governo la banda larga ( oggi ultralarga) , un sistema ferroviario moderno e non “risorgimentale” come l’attuale, il piano della portualità, un sistema viario non limitato alla “Carlo Felice”, un piano energetico. Richieste - valide ancora oggi e finalmente rilanciate ( meglio tardi che mai) dal Governo – che non sostituiscono ma si aggiungono alla vertenzialità in atto per salvare l’occupazione nelle industrie ancora in crisi. "Dei quindici patti per il Sud, due riguardano la Sardegna ( l’intera regione e l’area metropolitana di Cagliari). Il sindacato vuole essere parte - spiega Il segretario generale Oriana Putzolu corresponsabile nell’elaborazione di questo patto- La Regione non aveva alibi prima. Ne ha ancor meno adesso dopo la disponibilità manifestata dal Governo".
Cisl. Col Masterplan per il Mezzogiorno la Regione senza più alibi
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