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Crisi. Cisl.La Regione assiste in silenzio alla fine dell’industria sarda

Politica Regionale
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La situazione industriale dell’isola conosce in questo momento soltanto annunci di chiusura e rinvii nel tempo di crisi aziendali che si stanno pericolosamente giocando sulla pelle dei lavoratori. La Giunta regionale si limita a una posizione neutra, con il Presidente della Regione e gli assessori spettatori di quel che succede sul mercato. In quasi due anni di governo, questa Giunta non è riuscita a chiudere una sola vertenza industriale di rilievo.  Il Sulcis-Iglesiente  consuma le ultime ore di Cig, nella  Sardegna centrale  periodicamente si spengono le luci di un’azienda; l’Oristanese è fermo alle potenzialità dell’agroindustria, il Sassarese non solo vede  procedere a rilento le bonifiche, ma rischia di registrare il crollo della chimica verde sulla quale aveva scommesso  l’intero territorio. Il Medio Campidano cerca nei tribunali qualche speranza di far sopravvivere industrie promettenti; l’Ogliastra aspetta  che si concretizzino le promesse di diventare un polo avanzato di nuove tecnologie, in Gallura arrivano col contagocce i dovuti aiuti di un’alluvione devastante, il Cagliaritano è chiuso in una visione esclusivamente commerciale . Tutto questo avviene nel silenzio  della Regione. La Cisl ha l’impressione che questo Esecutivo persegua un misterioso progetto di sviluppo, che prevede l’azzeramento o quasi di ogni attuale presenza industriale, per ricostruire su nuove basi un avveniristico sistema Sardegna. Se così è, il Presidente della Regione parli chiaramente, presenti questo progetto alle forze imprenditoriali e sociali e apra una discussione generale in Consiglio regionale. "L’unica cosa che non è consentita -afferma il segretario generale Oriana Putzolu - è stare alla finestra in attesa che altri risolvano i problemi della Sardegna,  mentre la crisi continua a creare nuove emergenze.

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