Sono ferme da un anno le politiche attive del lavoro programmate dalla Giunta regionale. La priorità lavoro, decisa il 17 giugno 2015 con una dotazione di 325 milioni di euro per sette misure d’intervento, è praticamente ancora al palo.
Sono ferme da un anno le politiche attive del lavoro programmate dalla Giunta regionale. La priorità lavoro, decisa il 17 giugno 2015 con una dotazione di 325 milioni di euro per sette misure d’intervento, è praticamente ancora al palo. E’ partita solamente la misura “Riorganizzazione servizi per il lavoro” per un impegno di €.30.600.000. Dunque 295 milioni di euro si trovano ancora “parcheggiati” e soprattutto qualche migliaia di giovani e di lavoratori in mobilità costretti ad attendere formazione e ricollocazione. Una condizione destinata a durare - secondo i tempi biblici dei bandi di selezione regionali – ancora 6-8 mesi.
Tutti hanno fatto la propria parte. A cominciare dal Fondo Sociale Europeo (FSE) che per il 2014-2020 ha reso disponibili tutte le risorse programmate. Anche le agenzie formative accreditate per erogare sia formazione sia servizi al lavoro, che da gennaio 2016 non vedono rimborsi e pagamenti per l’attività svolta e ultimata e per i corsi già avviati. Per i sindacati solo la Regione è immobile e in forte ritardo.
Con un tasso di disoccupazione vicino al 17% la Sardegna non riesce a far decollare le politiche attive del lavoro. Le sette misure approvate un anno fa avrebbero dovuto avviare ben 21 azioni. Fino a questo momento ne sono state pienamente attivate 3, mentre 6 muovono i primi passi e 12 non si sa se e quando partiranno. Tra queste ultime tutte quelle riguardanti l’occupazione femminile, le azioni innovative per l’occupazione, gli interventi per l’autoimprenditorialità e per l’inserimento lavorativo speciale. "Se la Regione è controparte dei lavoratori la protesta, promettono i sindacati non potrà che essere forte e immediata".