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Cagliari. Fusione tra Banca di Sassari e Banco di Sardegna. Locci (fi): futuro incerto per le imprese

Politica Regionale
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Con la chiusura degli sportelli della Banca di Sassari (27 in tutta la Sardegna, tre dei quali nel Sulcis-Iglesiente), si contano 260 lavoratori circa in esubero ma, per fortuna, nessun licenziamento (quantomeno per ora). Il Banco di Sardegna, che ha inglobato la Banca di Sassari (entrambe appartenenti al gruppo BPER) ha manifestato grande entusiasmo per l’operazione. Ma possono dire altrettanto le piccole e medie imprese dell’Isola titolari di prodotti finanziari ottenuti dalla Banca di Sassari a suo tempo?
 
La Banca di Sassari è sempre stata molto affidabile e competitiva in tema di fidi e affidamenti bancari. La sua gestione dei prodotti rivolti alle piccole e medie imprese si è contraddistinta per l’attenzione verso l’aspetto “umano” dell’azienda richiedente, sulle potenzialità, sulla fiducia. Un atteggiamento, insomma, molto vicino all’impresa e, in particolare, a chi la rappresenta. Il Banco di Sardegna, invece, all’interno della quale sono migrati i clienti della Banca di Sassari, si caratterizza per una gestione più “fredda” e distaccata, maggiormente attenta ai bilanci e ai numeri. Caratteristiche differenti che, a breve, potranno fare la differenza.
 
Innanzitutto va osservato che diminuirà la concorrenza e che, in secondo luogo, le differenze tra i due istituti di credito, a tratti marcate, possono incidere sull’economia del Sulcis-Iglesiente (e non soltanto). Il rischio, infatti, è che tra qualche mese (cinque, sei?) il Banco di Sardegna richiami i clienti per una valutazione del credito concesso a suo tempo dalla Banca di Sassari. “Trattative” che potrebbero creare problemi di stabilità alle imprese, alle quali, sulla base della politica del Banco di Sardegna, potrebbe essere chiesto di rientrare dal debito in tempi brevi e non preventivati. Per il Sulcis-Iglesiente, la cui boccheggiante economia si regge sulle piccole aziende, sarebbe un danno enorme: le imprese verrebbero messe alle strette con effetti inimmaginabili.
 
Uno scenario sì incerto, ma per niente assurdo. Ecco perché forse è il caso che la politica locale valuti l’opportunità di intervenire presso gli istituti bancari per ripristinare quella concorrenza che, di fatto, la fusione tra i due istituti di credito ha limitato, e per potenziare la presenza delle banche nel territorio, in termini di sportelli o di personale. Non si sottovalutino le conseguenze che questa operazione (benedetta dai più) può creare nel tessuto economico del Sulcis-Iglesiente.

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