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Cagliari. Welfare Aziendale. Convegno il 30 maggio all’Holiday Inn

Politica Regionale
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Martedì 31 maggio, presso l’Holiday Inn di Cagliari (viale Ticca 33) dalle ore 18.00, Confartigianato Imprese Sardegna e AZIMUT Consulenza SIM, invitano al seminario, aperto a tutti, dal titolo “Ottimizzazione fiscale del TFR e Welfare Aziendale”, nel quale consulenti e professionisti illustreranno la normativa, affronteranno le problematiche e illustreranno le opportunità.

Ai saluti introduttivi di Giuliana Schirru, Partner Azimut Cagliari, e di Maria Carmela Folchetti, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, seguiranno gli interventi di Susanna Cerini, Responsabile Previdenza Azimut, e di Ubaldo Bocci, AD di Azimut Consulenza SIM Toscana e Sardegna.

“E’ una iniziativa che abbiamo voluto per interrogarci e proporre nuovi modelli organizzativi alle piccole e medie imprese della nostra isola – afferma Maria Carmela Folchetti, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna - ed intraprendere assieme a loro percorsi di avvicinamento ed attivazione di piani di welfare aziendale e interaziendale” “Gli strumenti di welfare aziendale – continua la Presidente di Confartigianato - possono aiutare molte famiglie, migliorare la qualità della vita di lavoratori e lavoratrici, contribuire a maggiori livelli di occupazione. Infatti, le esperienze finora condotte in Italia e all'estero dimostrano che più welfare aziendale significa maggiore motivazione dei lavoratori, migliore qualità della vita, una migliore copertura sanitaria e previdenziale, in una prospettiva di modernizzazione dell'organizzazione del lavoro”.

Il welfare aziendale assume ormai molteplici forme: dagli strumenti di conciliazione lavoro-famiglia alle forme di sostegno per le lavoratrici in maternità, dall'assicurazione medica integrativa finanziata dall'azienda ai molti servizi time-saving per una migliore qualità della vita dei lavoratori. In un contesto in cui le risorse per i servizi e il welfare pubblico sono sempre meno e i bisogni della popolazione aumentano sempre di più (a fronte dell’invecchiamento demografico e di altri mutamenti sociali quali cambiamento del mercato del lavoro e della famiglia e indebolimento delle reti tradizionali della solidarietà) le imprese saranno chiamate a svolgere un ruolo cruciale anche sotto questo aspetto, integrando l’azione del pubblico.

“Oggi la sfida è potenziare gli incentivi pubblici che spingano le aziende ad adottare pratiche innovative nel campo del welfare dei lavoratori – prosegue la Folchetti - allargando i confini del welfare aziendale dall'attuale numero limitato di imprese di medio-grandi dimensioni al vasto tessuto della piccola impresa”.

“Il 2016 sta certificando il rilancio del welfare aziendale – continua- per valorizzare la produttività, infatti, il Governo con il recente decreto attuativo della Legge di Stabilità, ha rinnovato la detassazione al 10% dei guadagni legati al risultato ed ha introdotto l’esenzione IRPEF per prestazioni e servizi con fini di educazione istruzione ricreazione e assistenza sociale e sanitaria (che entrerà in vigore appena arriveranno le circolari dell’Agenzia delle Entrate)”.

“Ciò determinerà quindi la trasformazione del bonus economico in benefit detassato realizzabile con accordi tra le parti. Una novità importante – afferma ancora la Presidente– perché aiuta a diffondere la consapevolezza che instaurare rapporti duraturi tra imprenditori e collaboratori, accrescendo la fidelizzazione ed il senso di appartenenza, incide in maniera significativa anche sulla produttività aziendale (oltre che sul benessere dei dipendenti e delle loro famiglie)”.

“Non va poi trascurato –sottolinea - l’impatto economico di questi servizi anche sotto l’aspetto occupazionale. Serve però, da parte del Governo, un po’ più di coraggio per arrivare anche qui in Italia al modello francese del Voucher universale per i servizi di assistenza alla persona (un solo voucher per i servizi all'infanzia, assistenza al domicilio, pulizie della casa e piccoli lavori di manutenzione)”.

“Cucendo assieme risorse e strutture pubbliche e private accreditate - conclude la Folchetti - questo modello ha portato in pochi anni (dal
2005) 8 milioni di famiglie francesi ad utilizzarlo, ha creato più di centomila nuove partite Iva e posti di lavoro qualificato l'anno e ha prodotto un punto di Pil aggiuntivo. Qui da noi le imprese attive nei servizi alla persona e alla famiglia potrebbero avere un elevatissimo potenziale di crescita e chi lavora potrà beneficiare di una migliore qualità della vita”.

Anche l’“Indagine sulle micro, piccole e medie imprese” del Ministero dello Sviluppo Economico, conferma l’importanza del welfare aziendale.
Il MISE ha “indagato” in particolare sulle strategie che molte imprese hanno adottato a favore dei propri dipendenti.

La ricerca ha cercato di colmare questo “buco informativo” ponendosi la finalità di comprendere se le imprese abbiano o meno adottate tali strategie nel triennio 2011-2013 e, in caso affermativo, quali principali misure abbiano impostato per sostenere il livello di benessere dei propri dipendenti, in una fase di recessione economica e di forte indebolimento del potere d’acquisto con conseguente caduta della domanda interna.

Dall’indagine, che ha anche cercato anche di esplorare le strategie di welfare per il triennio 2014-2016, emerge in primo luogo che solamente una quota modesta di imprese (intorno al 19%) dichiara di avere adottato strategie di welfare aziendale nel periodo più recente (2011-2013); tale quota aumenta sensibilmente all’aumentare delle dimensioni aziendali fino a raggiungere una quota di quasi il 50% per le imprese di medie dimensioni

E’ interessante rilevare che relativamente alla quota di imprese che ha dichiarato di avere adottato strategie di welfare aziendale, circa il 33% è rappresentato dalle imprese cooperative (rispetto al 17% delle restanti forme giuridiche), a conferma della natura “mutualistica” di reciproco scambio esistente tra i soci - lavoratori di questa specifica tipologia produttiva.

Emerge inoltre che gran parte delle strategie adottate dalle imprese (76,3%) si è concentrata sull’organizzazione di corsi di formazione e di aggiornamento professionale, su misure volte a definire un orario flessibile che permetta la conciliazione tra la vita lavorativa e la vita familiare (nel 54,4% delle “risposte”), su servizi a tutela della salute (31,8%), come ad esempio prevedere un medico in azienda, il rimborso di spese sanitarie, l’assicurazione integrativa, servizi a favore di familiari disabili). Seguono ad una certa distanza altre misure tra cui il sostegno dei propri dipendenti e delle proprie famiglie attraverso l’erogazione di servizi vari (ad esempio, buoni mensa, bus navetta, car sharing, palestre, etc.), iniziative per la cultura e il tempo libero (convenzioni con librerie, abbonamenti a teatro, cinema, visite guidate, convenzione con alberghi, etc.) soprattutto da parte delle imprese di medie dimensioni, politiche di sostegno a favore della genitorialità3, servizi e agevolazioni per i familiari dei dipendenti (ad esempio, borse di studio per i figli, contributo all’acquisto di libri scolastici, campus e soggiorni
estivi)

Relativamente alle varie strategie, emerge una maggiore “attenzione” riguardo ai propri dipendenti soprattutto da parte delle imprese di piccole e medie dimensioni, con particolare riguardo all’organizzazione di corsi di formazione e di aggiornamento professionale e alla ricerca di una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro.

Le varie politiche sembrano avere avuto un rilevante effetto in termini di miglioramento del clima aziendale e della produttività dei
dipendenti: così si esprime il 75% delle imprese; tale quota raggiunge il 90,3% tra le medie imprese e si attesta su valori più alti tra le imprese del Turismo, dei Servizi alle persone, per quelle localizzate nell’area centrale e meridionale del Paese.

Incoraggianti indicazioni emergono riguardo alle intenzioni delle imprese per il futuro: l’85,9% delle imprese dichiara di volere continuare ad adottare misure a favore dei propri dipendenti; tale quota aumenta all’aumentare delle dimensioni.

Modesta sembra essere stata, infine, l’attenzione delle imprese a favore dei “non dipendenti” (in particolar modo, familiari direttamente coinvolti nell’attività lavorativa, soci proprietari
dell’azienda): il 76,1% avrebbe segnalato di non avere adottato alcuna strategia mentre la restante quota dichiara di avere “pensato” al benessere dei “non dipendenti” (sì, interamente, per l’11,9% e sì, in parte, per il 12% del campione intervistato). Sono sempre le imprese soprattutto di medie dimensioni a prestare una maggiore attenzione verso le strategie di welfare aziendale.

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