Il Comitato Promotore del Referendum per l'inserimento del principio di insularità nella Costituzione, nella giornata di oggi, in Piazza Costituzione, ha inaugurato la raccolta delle firme con un flash mob cui ha partecipato una grande folla di cittadini pronti a mobilitarsi sull’iniziativa.
Sono intervenuti numerosi componenti, del Comitato Promotore, del Comitato Scientifico, che mette insieme alcune tra le più prestigiose personalità del mondo scientifico e del lavoro sardo, e del Comitato degli Amministratori, che ogni giorno cresce in numero ed in autorevolezza e che è composto oramai da più di 80 sindaci.
E’ intervenuta la gran parte dei rappresentanti delle istituzioni, appartenenti a aree politiche diverse, che fanno parte del comitato promotore Roberto Deriu Piero Comandini,. Alessandra Zedda, Anna maria Busia, Antonio Cappai, Giuseppe Fasolino Pietro Pittalis, Attilio Dedoni, Luigi Crisponi e Michele Cossa, Emilio Floris e Pierpaolo Vargiu.
La manifestazione è stata accompagnata dalla prestigiosa partecipazione del Gruppo i Nuraghi. Il coro ha intonato Procurad' e moderare. L'Innu de su patriottu Sardu a sos feudatarios, passato alla storia come la Marsigliese sarda, rappresenta il canto della nuova rivoluzione sarda.
Tutti hanno manifestato essere cosa necessaria e indispensabile il riconoscimento del “principio di insularità” nella Costituzione Italiana come condizione irrinunciabile ed equa di un pari diritto di cittadinanza. In particolare hanno dichiarato
Roberto Frongia, presidente del Comitato Promotore: ” Sebbene nel diritto internazionale, sin dai primi anni ottanta, l’insularità abbia assunto un rilievo sempre più denso e rilevante, il fatto che la Sardegna sia una regione che presenta «gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici», non ha avuto, ad oggi, una incidenza reale sulle pari opportunità tra i sardi ed i cittadini del resto del continente Europeo. Per questa ragione riteniamo necessario non indugiare oltre e ripristinare quel principio nella nostra Carta Costituzionale. Un pensiero affettuoso vorrei dedicarlo alle centinaia di persone che spontaneamente aderiscono al Comitato promotore, ai asrdi nel mondo e ai componenti del Comitato Scientifico e quello degli amministratori.”
Lucia Tidu, coordinatrice del Comitato degli Amministratori: Un segnale fortissimo quello dato da più di 80 sindaci pronti a mobilitarsi nei territori per la raccolta firme a sostegno del referendum per la insularità. I primi a capire che il riconoscimento della insularità non è per la Sardegna una rivendicazione ma il riconoscimento di un diritto che per tanto tempo è stato negato ai sardi e a cui noi sardi non possiamo più rinunciare se vogliamo riprendere in mano il nostro futuro e governare la nostra Isola attenti a coniugare sviluppo e specificità. Questa e' la battaglia di tutti noi sardi, uniti e coesi, per difendere la Sardegna da politiche nazionali poco attente e spesso contrarie ai nostri reali interessi.
Avv. Rita Dedola, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cagliari, componente del Comitato Scientifico: Aderisco al progetto perché l'insularità è un valore e non deve costituire un limite, perché diventi un'opportunità e non un problema. Attraverso la riorganizzazione del sistema dei trasporti, della salute dell'istruzione, delle comunicazioni, dell'economia e della gestione dell'ambiente.
Giovanni Dore, componente del Comitato Scientifico: Ho deciso di aderire al comitato scientifico, in quanto - da sempre - sostengo che la "vertenza Sardegna" vada affrontata sotto il profilo della "parità di condizioni" e non su quello, tuttora in auge, dell'assistenzialismo e della prebenda (spesso elettorale). Esistono degli articolati studi scientifici che da oltre un ventennio certificano che la condizione insulare determina degli handicap di carattere economico che prescindono persino dalla buona amministrazione e dalla lungimiranza delle politiche locali. il tutto ha trovato ampia sede negli atti dei vari organismi comunitari che se ne sono occupati ed in numerose risoluzioni parlamentari. le quali però non hanno poi prodotto atti concreti e duraturi. Pertanto la canonizzazione, in ambito costituzionale del principio di insularità costituisce il corollario naturale per l'attuazione dei principi di coesione sociale e territoriale irrinunciabili, tanto a livello nazionale che comunitario: parità di condizioni (quantomeno) in materia di trasporti, energia ed infrastrutture primarie sono dunque le condizioni minima per la permanenza della Sardegna dello Stato nazionale.
Giuseppe Scura, componente del Comitato Scientifico: L'insularità viene troppo spessa considerata, anche solo per brevità, sinonimo di diseconomia nel settore del trasporto di merci e persone. In realtà gli svantaggi della condizione di insularità sono assai più profonde ed articolate, e si insinuano fin negli angoli più remoti della nostra economia; per questo vogliamo dare il nostro contributo di idee, con riflessioni e proposte provenienti dal comparto più rappresentativo nella nostra isola, quello del terziario di mercato.
Emilio Floris: parte oggi la grande battaglia per i diritti di cittadinanza dei sardi, che chiedono infrastrutture uguali a quelle del resto d'Italia. Ci impegneremo a fondo perché sia una battaglia condivisa da tutto il popolo sardo, finalmente unito nella difesa della propria identità e del proprio futuro, al di là delle appartenenze politiche!"
Roberto Deriu, consigliere regionale PD: Dopo la Brexit è caduto l'ultimo alibi al riconoscimento della specificità insulare delle regioni europee: dobbiamo cogliere con decisione e tempestività la circostanza geopolitica e introdurre nell'ordinamento costituzionale e nella prassi delle amministrazioni la correzione dell'insularità come svantaggio strutturale dei cittadini che risiedono in Sardegna.
On. Alessandra Zedda, Consigliere Regionale FI: L’insularità deve essere una risorsa e non uno svantaggio. Da questa deve discendere la fiscalità di vantaggio, le pari opportunità per le nostre imprese, il superamento del gap infrastrutturale con il resto della penisola e del continente europeo. Parlo di strutture sanitarie, assistenziali, scolastiche nonché di rete stradale e ferroviaria, di rete idrica, elettrica e di trasporto, di strutture portuali ed aeroportuali, nonché di servizi concernenti il trasporto pubblico locale. E’ e sarà indispensabile, in tal senso, un confronto serrato con Roma e Bruxelles.
On. Anna Maria Busia, Consigliere Regionale Centro Democratico: Obiettivo basilare del Trattato di Roma istitutivo della CEE, era “la creazione di un mercato comune, ovvero un’area nella quale fosse garantita la libera circolazione di merci, persone, capitali e servizi”. In tal senso, era necessario evitare che gli Stati potessero sostenere le proprie imprese con aiuti che potessero falsare la concorrenza. Di qui l’introduzione nel trattato delle disposizioni volte a regolamentare gli aiuti di stato. In verità oggi esiste una disparità tra i Paesi europei. Nell’area del Nord Europa appare fattibile ciò che in Sardegna è vietato. Non possiamo più rimanere supini, l’insularità è un limite superabile solo con una “pari opportunità” di partenza tra tutti i cittadini italiani ed europei.
Giuseppe Fasolino, Sindaco di Golfo Aranci: «Il tema dell’insularità della Sardegna e delle sue particolari condizioni geografiche dovrebbero essere al centro dell’agenda politica di chi governa la Regione, troppo spesso invece si nicchia sulla reale necessità di interventi immediati per mitigare e superare questo storico gap. L’inserimento del principio dell’Insularità in Costituzione avrebbe il vantaggio di limitare la disattenzione del governo nazionale e dei provvedimenti legislativi sino ad oggi adottati contro la Sardegna e dei suoi svantaggi economici e strutturali legati alla condizione di isola».
Antonio Cappai, Sindaco di Guamaggiore: Il riconoscimento dell’insularità è questione decisiva se vogliamo rendere migliore la vita dei Sardi. Non si può sottovalutare l’impatto economico/sociale che deriva dal vivere in un’isola. Esiste una frattura profonda tra le nostre opportunità e quella dei cittadini del resto d’Italia: dobbiamo saldarla.
Prof. Stefano Altea, componente del Comitato Scientifico: "La mia convinta adesione al Comitato scientifico in qualità di studioso del diritto internazionale e del diritto dell’Unione Europea deriva dalla considerazione della rilevanza sovranazionale della tematica dell’insularità che legittima, giustifica e rafforza l’iniziativa politica portata avanti dai Riformatori Sardi".
Pierpaolo Vargiu: "Il referendum è la svolta perché la Sardegna passi dalla cultura dell'assistenza a quella del merito, della capacità e della competizione sana. Allo Stato non chiediamo elemosine, ma uguali punti di partenza e pari opportunità con tutti gli altri italiani!".
Franco Sergio Pisano, Riformatori Sardi: L’iniziativa referendaria per il riconoscimento costituzionale degli svantaggi economico-territoriali derivanti dall’insularità è la più importante delle battaglie del popolo sardo nei 70 anni della storia della propria autonomia. L’obiettivo è quello, infatti, di restituire pari dignità e pari opportunità alla Sardegna rispetto alle altre regioni italiane, scrivendo nella costituzione italiana, in maniera chiara e inequivocabile, un diritto irrinunciabile di uguaglianza della nostra regione in quanto parte integrante di un unico territorio nazionale. Analogamente a quanto hanno fatto la Spagna e la Francia nello scrivere nella propria carta costituzionale il riconoscimento della compensazione allo svantaggio territoriale per le proprie regioni insulari, oggi noi chiediamo che l’Italia restituisca al popolo sardo quanto gli è dovuto.