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Teulada. Ovidio batte i signori del cemento, nuova vittoria del pastore alla speculazione su Tuerredda

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Ovidio batte i signori del cemento, nuova vittoria per il pastore che non cede alla speculazione su Tuerredda. La Sitas dovrà ripristinare la strada che porta all'ovile di Marras e demolire parte del resort a cinque stelle su Capo Malfatano. La gestione sarebbe stata di una società della Marcegaglia

Il resort a cinque stelle non s'ha da fare. Sono sei anni che Ovidio Marras sta combattendo una guerra solitaria contro la lobby del cemento. E da sei anni vince, inanellando sentenze, ordinanze e ricorsi, tutti - incredibilmente - a favore. E' la storia di Davide contro Golia, già ben raccontatata dalle cronache giornalistiche di questi anni. Perché la storia del "piccolo" pastore ultraottantenne ha qualcosa che attiene ai diritti dei deboli e degli umili. Vite "colonizzate" da interessi altrui. Che in questo caso hanno le sembianze dei potenti finanzieri della Sitas Srl (riconducibile a una cordata di imprenditori tra cui i Toti, i Benetton, i Toffano, Mps e poi, a progetto concluso, gestione dalla Mita Resort di Emma Marcegaglia) che su Tuerredda-Capo Malfatano ha buttato gli occhi. E messo le mani. Si tratta, per capirci, di una delle porzioni di costa più belle e incontaminate della Sardegna sud occidentale, forse l'ultima.

La storia di Ovidio comincia nel 2010, quando dopo aver detto no a lusinghiere profferte di acquisto delle sue terre, l'anziano pastore trascina in tribunale il colosso immobiliare, reo di aver costruito l'albergo - parte di un complesso di 140 mila metri cubi di volumetrie cementifero-turistiche su 700 ettari di costa - sullo stradello che conduce al podere di famiglia. E sul quale l'ottantenne vanta un diritto le cui origini si perdono nella notte dei ricordi. Da generazioni la famiglia di Ovidio passa infatti su quel sentiero per raggiungere "su furriatroxiu", l'ovile composto da una struttura di diversi ambienti e ricoveri per gli animali, oltre all'altura tutta intorno. E nessuno, nemmeno i noti e potenti "palazzinari", possono negare questo diritto.  

Da quella collina ammantata di pietre, cisto e lentisco, che domina l'incantevole groviglio di insenature e sabbie bianchissime, l'anziano pastore ha infatti mandato il suo "alfiere", l'avvocato Emanuele Matta, a ingaggiare battaglia con le carte bollate. L'ultimo capitolo è la sentenza di pochi giorni fa, quella della Cassazione che dice che sì: Ovidio ha diritto a passare sullo stradello e la parte dell'albergo costruita sopra va demolita. Entro poche settimane. Ora l'anziano e il suo avvocato dovranno decidere come procedere perché i ricorsi di Sitas (nonostatnte la mega speculazione sia stata dichiarata illegittima) non sono finiti e l'altro processo, attraverso il quale Ovidio rivendica diritti ereditari ("usucapione", conferma Matta) su altre porzioni costruite, è ancora in corso.

Dalle alture a cui Marcegaglia & C. vogliono cambiare l'identità, generazioni di pastori hanno governato le proprie bestie e lottato contro le difficoltà di un lavoro spesso "maledetto". Oggi molti hanno ceduto alle lusinghe del denaro e, incoraggiati dallo stesso comune di Teulada, hanno rinunciato a ogni "inutile" romanticismo e ceduto le loro terre. "I villaggi turistici creano sviluppo" è il leit motiv un po' stantio che accompagna questi mega progetti immobiliari, noti per non lasciare nulla al territorio in termini di ricchezza, ma al contrario prendere molto della bellezza, cultura e identità dei luoghi e della sua gente. Di questo sembra essere convinto Ovidio, uno dei pochi - con lui alcune associazioni ambientaliste - a credere che oltre il denaro ci sia il dovere e il diritto di scegliere la propria vita.

Suggestione forse ancora più significativa in una ex provincia, quale quella del Sulcis Iglesiente (la più povera d'Italia secondo l'Istat) che, grazie alla secolare devastazione ambientale da miniere, industrie e attività dei poligoni militari, ha già pagato tanto. A guardare quanto accade a capo Malfatano, forse non è finita. Anche se un procedimento amministrativo portato avanti da Italia Nostra, Tar e Consiglio di Stato, poi confermato in Cassazione, ha decretato pochi mesi fa l'illegittimità del progetto speculativo e dato lo stop (per ora) alla colata di cemento. Il futuro dei "furriadroxius" a Tuerredda e Malfatano, secondo il colosso immobiliare, dovrebbe essere diverso. La determinazione di Ovidio, forse, darà un'altra versione dei fatti.

Tiscali.it - Antonella Loi

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