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Roma. Ignazio Marino si è dimesso. L’ascesa e la caduta del sindaco-chirurgo, impolitico sino all’ultimo

Stampa Nazionale
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L’ultimo (dei tanti) autogol che lui stesso si è inferto, ha finito per rivelarsi imparabile. Ignazio Marino, il chirurgo che due anni e mezzo fa era diventato sindaco di Roma, è caduto sulla scia di tante polemiche, ma soprattutto al termine di una sequenza seriale di gaffes e di ingenuità, vero tratto distintivo di questo personaggio che ha rivelato una impoliticità a tutto tondo. Impolitico nell’incapacità e nella non volontà di mettersi in sintonia e in riga rispetto ai partiti, ma anche nell’incapacità di comprendere spesso il “contesto” che via via gli si parava davanti. Come confermato in queste ore: messo sotto accusa per alcune spese di rappresentanza, il sindaco ha provato a scartare con un rilancio: le spese le pago di tasca mia. Un rilancio da migliaia di euro, che è stato letto come una implicita ammissione di colpa da parte di una opinione pubblica oramai incline ad interpretare con diffidenza e con un forte carico dietrologico ogni gesto che viene dal mondo politico.

Le dimissioni di Marino sono state incoraggiate dai suoi più acerrimi avversari politici: il presidente del Consiglio Matteo Renzi, la destra ex missina, tutte le correnti del “vecchio” Pd (gli amici di Goffredo Bettini e Nicola Zingaretti, Francesco Rutelli e i suoi ex amici, i tanti sottogruppi di potere), il movimento Cinque Stelle. Sollievo ma senza clamore per la capitolazione anche da parte di chi, in questi anni, ha subito l’azione amministrativa della giunta Marino, nei suoi momenti di gloria: imprenditori del mattone, non più privilegiati come lo erano sotto la giunta Alemanno e non solo; l’ex monopolista dei rifiuti; gli ex professionisti della politica del Pd, abbonati dai Cda delle aziende municipalizzate, che Marino aveva rinnovato in profondità; ma anche associazioni religiose benemerite come la Comunità di Sant’Egidio, ridimensionate nella gestione di affari concreti.

Ma la forza del variegato fronte dei nemici (con i loro interessi) è solo una parte delle ragioni che hanno portato alla caduta del sindaco-chirurgo. Oltre alla “sabbia” nel motore comunale lasciata dalla amministrazione precedente, oltre alla difficoltà di dar impulso ad una visibile azione di risanamento quotidiano, il sindaco paga una cifra psicologico-politica che non ha eguali nella recente storia politica nazionale. Marino è andato all’attacco dei “poteri forti” della città, privo di “armature” e mettendo in campo una personalità totalmente priva di empatia (la capacità di comprendere al volo lo stato d’animo degli altri, dai romani fino al Papa); ha mostrato una aspirazione quasi ossessiva ad apparire più puro dei puri, cacciandosi in tanti guai altrimenti evitabili; ha dispiegato un quotidiano narcisismo, che lo ha accompagnato fino all’ultima riunione di giunta, quando ha resistito a dispetto di un contesto che non gli lasciava scampo. Limiti che i suoi tanti nemici hanno cavalcato. Pregustando la prospettiva di riconquistare il campo, ora che l’impolitico “marziano” non c’è più.
la stampa.it

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