Da Carbonia Tito Siddi. Alcune migliaia di persone hanno partecipato ieri sera a Carbonia alla XXIX marcia della pace sarda. Dopo il concentramento nella grande miniera, oggi museo del carbone e polo di iniziative culturali, alle 15 il vescovo di Ales Giovanni Dettori ha dato il via alla manifestazione. Una sfilata composta da oltre 40 fra associazioni di categoria, confederazioni e organizzazioni sindacali, il mondo del volontariato sardo, gruppi spontanei e cittadini provenienti tutta la Sardegna. Il corteo variopinto tra canti, slogan e bandiere ha percorso le vie principali della città sino a piazza Roma dove il vescovo di Locri, Ospite-testimone della Marcia monsignor Giancarlo Maria Bregantini, vescovo metropolita di Campobasso già vescovo di Locri e minacciato di morte della ‘ndrangheta per la sua attività a sostegno della legalità nel territorio calabro ad alto tasso di criminalità organizzata, ha tenuto il discorso conclusivo dopo le testimonianze dei lavoratori, dell’Alleanza contro le povertà, del volontariato, della Caritas e dei giovani. I proprio giovani sono stati i protagonisti. In mattinata hanno partecipato a tre workshop in cui sono stati dibattuti i temi guida della marcia di quest’anno: Lavoro, Povertà e Ambiente. Lo slogan della Marcia ha ricalcato il tema del messaggio di Papa Francesco per la 49/a Giornata mondiale della Pace “Vinci l’indifferenza e conquista la Pace” in cui l’incipit è quello che il Santo Padre chiama “Globalizzazione dell’indifferenza”. Un atteggiamento, quello dell’indifferenza, pericoloso e che mette a rischio la pace nel mondo. <La scelta di Carbonia non è casuale – ha dichiarato don Angelo Pittau promotore fin dal 1987 della Marcia della Pace di fine anno – perché la città mineraria prima significava “lavoro e benessere” per tantissima gente, oggi, invece, è l’emblema del “non lavoro”, della disoccupazione, della devastazione del territorio, della povertà”. Tito Siddi
fonte Avvenire