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Vatileaks, la libertà di stampa richiede ai giornalisti un’accentuata professionalità. Questa sentenza odora di misericordia del Papa

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Il principio della libertà di stampa esce riconosciuto e salvaguardato anche dietro il portone di bronzo, ma proprio questo riconoscimento pone seri interrogativi sull’esercizio della professione giornalistica che taluni ritengono svincolata da ogni principio di giustizia e di deontologia. Tutti, a cominciare dai giornalisti, sono tenuti a rispettare la notizia che non è di parte né può essere trasformata in arma di propaganda. Trattare la notizia correttamente secondo i principi dell’etica professionale, richiesta a ogni principiante della professione giornalistica, significa avere rispetto per la verità che sola va servita con scrupolo. Ogni buon giornalista antepone la verità e l’imparzialità a ogni potere. Tanto più nell’informazione che riguarda la Chiesa cattolica e le comunità cristiane è stonato parlare di sacro potere quanto sarebbe piuttosto esatto parlare di sacro servizio secondo l’insegnamento di Cristo. Il servizio della verità è richiesto in modo speciale ai giornalisti sempre, ma in particolare quando si parla di realtà religiose.

Il Tribunale vaticano doveva fare questo processo e lo ha fatto evitando censure improprie e accanimento persecutorio. Ma non è raro ormai assistere al misconoscimento del buono che pure emerge anche dall’antica istituzione curiale, trovando più facile una specie di “dagli all’untore” quando taluno cessa di essere potente. A tanti piace intrecciare rapporti privilegiati con ecclesiastici che poi vengono scaricati alle prime dicerie.

Questo processo, il più importante nel tempo delle riforme volute dal concilio Vaticano II, può essere un’occasione per riprendere una riflessione qualitativamente alta sulla Chiesa senza immiserirla in cronache a volte riprovevoli di alcuni suoi uomini. Solo una riflessione alta sulla Chiesa può originare una informazione di qualità che diventa molto più esigente dell’obbligo morale di quanto non lo sia la denuncia – pur necessaria - che si limita a scandali veri o presunti e più o meno eclatanti.

Se questo processo ha ribadito che la Curia è chiamata a guarire un certo malessere che mal s’intona con un organismo al servizio dell’evangelizzazione e del Papa, nello stesso tempo evidenzia l’urgenza di un salto di qualità nell’informazione sulla Chiesa finora apparsa del tutto insufficiente quanto non approssimativa e generica.

In una nota per la radio Vaticana Padre Federico Lombardi ha osservato che “era giusto affrontare coraggiosamente anche la dimensione del ruolo e della responsabilità effettiva o meno dei giornalisti nella vicenda, nonostante le prevedibili polemiche a proposito della tutela della libertà di stampa. Questa va certamente tutelata, ma la professione giornalistica può avere anch’essa dei limiti da rispettare se vi sono in concorrenza altri beni importanti da tutelare, ed è giusto verificare se questo è avvenuto o no. Come è stato ribadito più volte, questo non era in alcun modo un processo contro la libertà di stampa”.

Lombardi ha sottolineato i tempi brevi del processo “se si tiene anche conto dei circa due mesi impiegati per la perizia informatica che era stata richiesta dalla difesa. (Primi arresti 31.10 e 1.11.2015, Rinvio a giudizio 24.11, Udienze in totale 21)”.

La sentenza, infine, secondo Lombardi è stata formulata dal Collegio giudicante in piena autonomia, “con atteggiamento di giustizia e di clemenza insieme, secondo lo spirito del rinnovamento della legislazione penale voluto da Paolo VI nel 1969”. La Chiesa al tempo di Francesco è la Chiesa che ha iniziato il rinnovamento con il concilio voluto da Papa Giovanni. E’ tempo che si conosca questa Chiesa e si informi su questa Chiesa superando la tentazione di continuare a descriverla come fosse la vecchia Chiesa preconciliare arroccata sulle antichità, con un uomo solo al comando che cerca di trainarla con uno sforzo erculeo e solitario nella modernità. Il dialogo con la modernità si aperto con il concilio. E’ un dialogo ampio e importante che sollecita a liberarci dalla pigrizia culturale. La stampa dovrebbe vigilare su questo dialogo e su come si va sviluppando nei diversi ambiti.

Tiscali.it

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