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Thu, Apr

XVII Domenica (anno liturgico C) PREGANDO SI PUO’ OTTENERE … e molto

Il Vangelo della Domenica
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I discepoli di Gesù, affascinati dal modo di pregare del loro Maestro, soprattutto da come si rivolgeva a Dio, insistettero perché insegnasse loro a pregare. C'era un senso di confidenza e di fiducia nella preghiera di Gesù che li stupiva; non avevano visto mai nessuno pregare così.
Oggi anche noi, come quel giorno gli apostoli, diciamo: Signore, insegnaci a pregare. Insegnaci a stare alla presenza di Dio, a parlare con Lui in modo così confidente da chiamarlo "padre", “abbà”, “papà". Dio non è lontano, è padre di tutti, e ognuno può rivolgersi direttamente a Lui, senza chissà quali titoli, ma dandogli il tu nella forma più familiare e confidenziale. Nella parola "padre”,”papà", Gesù ci svela il mistero della nostra unione con Dio: da una parte la tenerezza protettrice del Padre verso ognuno di noi, dall'altra la fiducia e la confidenza del figlio verso il Padre. Viene spontaneo pensare alle origini quando Dio passeggiava nel giardino con le sue creature. Il segreto non è né il luogo, né il quando, né le parole, ma il cuore, l'interiorità, l'amicizia con Dio. Fu così per Abramo, nostro padre nella fede; esemplare e suggestivo è il dialogo che egli instaura con Dio quando intercede per salvare Sodoma, caduta nel disordine e nella dissolutezza. L'amicizia con Dio è sincera, trasparente. Dio dice a se stesso: "non posso nascondere ad un amico le mie intenzioni" e si avvicina ad Abramo e gli confida: "Il grido contro Sodoma e Gomorra è troppo grande, il loro peccato è molto grave …". Abramo si avvicina a Dio intercedendo perché la grande città corrotta non venga distrutta. Di fronte a questa accorata preghiera si affacciano alla nostra mente i tanti paesi sconvolti dalla guerra e dall'ingiustizia, dalla fame e dalla violenza; tutti hanno bisogno di un Abramo che interceda per loro: il grido degli oppressi è troppo forte; il peccato degli oppressori è troppo grave! C'è bisogno di tanti amici di Dio, che, con insistenza, preghino perché il Vangelo tocchi il cuore degli uomini. Dio è attento alla voce dei suoi figli; Gesù lo sottolinea con due esempi tratti dalla vita quotidiana: l'amico che arriva a mezzanotte e ottiene quanto chiede, il padre che non darà mai una serpe al figlio che gli chiede un pesce. Chiediamo e ci sarà dato, cerchiamo e troveremo, bussiamo al cuore di Dio, come fece Abramo, e il Signore volgerà il suo sguardo su di noi. Chi rubava, non rubi più; chi tradiva, non lo faccia più; chi si drogava e si ubriacava, abbandoni la vita dissennata. Dio è con noi, con il suo aiuto, con la sua misericordia, con la sua tenerezza di “Padre”, anzi di “Madre”. Agli oppressi sarà fatta giustizia; e tutti ritroveremo la gioia di vivere in un mondo più fraterno e solidale. “La giustizia si affaccerà dal cielo; gioia e pace si baceranno”. Papa Francesco recentemente ce lo ha ricordato: “I miracoli ci sono ancora oggi, ma bisogna pregare non per cortesia: “Dirò un Pater – Ave – Gloria per te …, per voi”, ma come Abramo e Mosè, lottando con Dio.
Signore, insegnaci a pregare, per cambiare noi stessi e il mondo. Amen !
Padre Nicola, sacerdote redentorista,