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Fri, Nov

XXVIII DOMENICA (Anno Liturgico C). La Parola di Dio non è incatenata…

Il Vangelo della Domenica
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Possono gli uomini incarcerare i loro simili, ma non Dio e la sua Parola, che ogni domenica ci viene annunciata partecipando alla Santa Messa. Lo dice l’Apostolo Paolo nella 2a lettera a Timoteo mentre è in carcere. A differenza di Paolo, però, incarcerato a causa del Vangelo, noi incateniamo noi stessi quando ci escludiamo dalla lettura o dall'ascolto di quell'unica Parola che può salvarci. Naaman, comandante dell’esercito Siriano, ammalato di lebbra, si immerse 7 volte nel fiume Giordano, come gli aveva detto il profeta Eliseo, e fu guarito. Gesù sta entrando in un villaggio e gli vengono incontro dieci lebbrosi, che gli gridano: "Gesù maestro, abbi pietà di noi!". Gesù parla con loro e li congeda dicendo: "andate a presentarvi ai sacerdoti". Non li guarisce subito, ma li invia ai sacerdoti, chiedendo in tal modo un atto di fede. I dieci lebbrosi obbediscono immediatamente e si incamminano verso i sacerdoti. L'evangelista nota che durante il cammino sono "sanati"; potremmo dire, si accorgono di guarire. Tutto questo ha un profondo significato: la guarigione, il miracolo, non è un fatto prodigioso che capita in modo improvviso, quasi fosse frutto di magia; nasce sempre da una richiesta di qualcosa, da una preghiera, appunto come quella dei dieci lebbrosi. La guarigione si radica nel riconoscere la propria malattia, il proprio bisogno di aiuto, di protezione. Il Signore, a differenza degli uomini, spesso distratti di fronte al grido di aiuto dei loro simili, si ferma, ascolta e fa’ qualcosa per i lebbrosi. In questa domenica ci è chiesto, insomma, di ascoltare la Parola di Dio e di porre la nostra fiducia in essa. Sulla parola di Gesù quei malati furono guariti; qualcosa di simile accadde ai due discepoli di Emmaus, che guarirono dalla loro profonda tristezza, mentre in cammino ascoltavano Gesù. La guarigione inizia quando si comincia ad ascoltare altre voci e non ci si concentra soltanto su se stessi e sulle proprie abitudini. Il testo evangelico aggiunge che uno solo dei 10 lebbrosi guariti tornò indietro, "lodando Dio a gran voce", per ringraziare Gesù. L'evangelista intende sottolineare la riconoscenza. La piena guarigione infatti prende anche il cuore. Quel lebbroso non è solo "guarito", ma è "salvato". Gli altri nove, tutti Ebrei, forse ritenevano la guarigione una cosa dovuta, perché discendenti di Abramo. Il decimo, un samaritano, uno straniero, sentì la guarigione come una grazia, come un dono, e perciò esigeva un ritorno di gratitudine. Egli è di esempio per ciascuno di noi; riconosciamo infatti Dio, che ha visto la nostra sofferenza e ci ha inviato il suo stesso Figlio Gesù. Noi, come e ancor più del lebbroso, imploriamo, benediciamo e ringraziamo il Signore. Sì, ripetiamo quanto detto all’inizio della celebrazione: “Signore, pietà! Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti ringraziamo”. Amen!
Padre Nicola, sacerdote redentorista