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Tue, Feb

V Domenica di Quaresima (anno liturgico b). Il braccio e la mente…, mente e cuore …

Il Vangelo della Domenica
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Alcuni Greci dissero al discepolo Filippo: Vogliamo vedere Gesù! In un mondo confuso, smarrito, deluso per tanti mali, voler vedere quel maestro che parla come nessuno ha parlato mai, voler vedere uno che ha compassione di chi è in difficoltà, che risponde a tutte le esigenze del cuore umano, è più che naturale. Abbiamo bisogno di ascoltare parole vere, credibili, che provengono da chi veramente ci vuole bene e vuole il nostro bene. Gesù è tutto questo; ci ama perfino più della sua stessa vita. cuore e mente bilanciati vangelo webPerciò la croce è l’ora della glorificazione, in quanto tale amore si manifesta in tutta la sua evidenza. Gesù ribadisce in continuazione che solo amando ci si salva e si fa progredire il mondo. Quotidianamente sperimentiamo che Paradiso e Inferno si realizzano amando o rimanendo chiusi nel proprio egoismo. Mahatma Gandhi a tal proposito racconta una storiella significativa e molto nota. Un giorno un brav’uomo chiese a Dio: Mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno. Dio lo accontentò; lo condusse dinanzi ad un’abitazione, aprì la porta e gli permise di guardare all'interno. C'era una grandissima tavola imbandita di cibi deliziosi. Al sant'uomo venne l'acquolina in bocca. Le persone però sedute a tavola erano denutrite, sfigurate, inguardabili; avevano delle posate dai manici lunghissimi, legate alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto e prelevarne il cibo, ma, poiché i manici delle posate erano più lunghi del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca. Il sant'uomo si sentì venir meno alla vista della sofferenza e di tanta miseria. Dio gli disse: Hai visto l'Inferno.
Subito dopo Dio aprì un’altra porta… La scena che si presentò era identica alla precedente. C'era la grande tavola imbandita a festa. I commensali avevano anch'essi posate caratteristiche dai lunghi manici; questa volta, però, erano tutti ben nutriti, felici e conversavano tra loro contenti. Il sant'uomo disse a Dio: Proprio non capisco! E' semplice, rispose Dio: costoro, constatando che il manico delle posate troppo lungo non consente di nutrire se stessi, ma permette di nutrire il proprio vicino, hanno imparato a nutrirsi a vicenda. L’inferno e il paradiso li costruiamo noi da come viviamo!
In conclusione, nel mondo c´è abbastanza cibo per soddisfare i bisogni di tutti, invece è ad uso dell'ingordigia di pochi. Usando intelligenza e cuore, potremmo rendere questa nostra terra più abitabile, da valle di lacrime farla ritornare giardino. Per la nostra vita di ogni giorno abbiamo la mente per progettare e il braccio per realizzare, e tutte le altre membra. Nella società, a tutti i livelli, c’è bisogno del braccio e della mente; vogliamo chiamarli principio di collaborazione, di sussidiarietà, promozione del bene comune, volerci bene a fatti e non a parole, ma è lo stesso che dire avere e far funzionare in contemporanea mente e cuore; mai uno senza l’altro. Tutto ciò non è opinabile, ma indispensabile. Le nostre riflessioni ora si fanno preghiera: O Dio, vieni in nostro aiuto, perché possiamo vivere in quell’amore che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi. Amen !

Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate