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Thu, Apr

XXIII Domenica ordinaria. CORAGGIO…, Grazie…!

Il Vangelo della Domenica
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Agli smarriti di cuore e sfiduciati Dio dice: “Coraggio, non temete..!”; anche Gesù dirà: “Coraggio, sono Io, non abbiate paura..!”. Queste parole e questo invito, per non essere banali, insignificanti, o addirittura indisponenti, possono venire solo da un Dio che ama e che ti apre una prospettiva umanamente impensabile; perfino dinanzi alla morte Gesù ti assicura che questo dramma, che fece paura anche a Lui quel Venerdì santo, sfocia nel Mattino di Pasqua per una pienezza di vita senza più sofferenza alcuna. “Coraggio…”, può dirlo solo una persona che ti vuole bene e che può far qualcosa per te. Il profeta Isaia conforta Israele perché ci sarà il ritorno dall’esilio e il Dio della liberazione dalla schiavitù d’Egitto sarà sempre il Dio fedele. Isaia, che ama Dio e il suo popolo, si fa messaggero di speranza e di vita.
Delle persone, che hanno conosciuto Gesù e la sua onnipotenza divina ed hanno un cuore sensibile, aiutano un fratello sordomuto portandolo da Gesù perché faccia qualcosa per lui. Si ripeterà altre volte la scena:
con tanta fede portano un paralitico da Gesù e all’infermo vengono perdonati i peccati e ridata la salute; la suocera di Pietro è a letto con la febbre e ne parlano a Gesù e la donna, guarita, si mette a servirli. Quanta amarezza e delusione invece se viene a mancare quest’amore e questa premura per il bisognoso. Ai bordi della piscina di Betzata da anni giaceva un ammalato; quando l’acqua della piscina agitata dall’angelo diveniva miracolosa il poveretto non aveva nessuno che lo immergesse. “Io non ho nessuno…!” Ci auguriamo di essere come il profeta Isaia e tutti coloro che hanno intelligenza e cuore e nei modi più diversi sono di sollievo a chi è in difficoltà.
AIUTAMI…
L’ammalato però deve riconoscere le sue infermità e voler guarire. “Una buona percentuale di ammalati non guariscono e neppure migliorano”, ha lasciato scritto Sigmund Freud, “perché sono convinti di non guarire e si lasciano andare”. Le Paralimpiadi di questi giorni ci stanno testimoniando che se non ci si arrende di fronte a gravi menomazioni si possono ottenere risultati impensabili da ogni punto di vista. Grazie all’impegno della persona, al progresso della medicina, della chirurgia, all’aiuto dei familiari e di volontari che conoscono solo amore. In conclusione occorre eliminare, o almeno ridurre, le cause di tanti mali quali guerre, guerriglie, violenze, tradimenti, droghe, vizi e stravizi e nel contempo curare gli ammalati. Per una famiglia e una società sana, per una chiesa santa, non è sufficiente che sia bravo e buono l’uno o l’altro individuo ma che lo siano tutti i membri della famiglia, della società e della chiesa. Vogliamo impegnarci in tal senso. Amen.
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, Circello (BN)