NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
17
Fri, Apr

XXIX Domenica ordinaria (anno liturgico B)

Il Vangelo della Domenica
Aspetto
Condividi


Già qualche Domenica fa abbiamo avuto modo di riflettere sulla necessità di impegnarci a vivere bene, facendo la nostra parte, agendo con professionalità, qualunque sia il nostro ruolo, dovunque ci troviamo ad operare. Ciò è indispensabile perché ciascuno di noi e tutti si stia meglio; lo esige improrogabilmente il bene comune. Forse la parola “servo”, “servizio” non suona simpatica al nostro orecchio, ma questa è la realtà; siamo a servizio gli uni degli altri, abbiamo bisogno gli uni degli altri, siamo interdipendenti, complementari, e se ciascuno opera bene, tutti stiamo meglio. Tutto ciò ha inizio da quando e come siamo venuti al mondo: nessuno di noi si è fatto da sé, ma c’è stato un atto di amore di due persone che chiamiamo papà e mamma. “Non è bene che uno sia solo…”, io ho bisogno di te, tu hai bisogno di me; la famiglia, che etimologicamente viene da “famulus” “servo”, è a servizio dell’unione, della procreazione, dell’amore. Fuori di casa le cose non cambiano, bensì si amplificano. Nessuno di noi può far tutto, esistono infatti i vari ambiti, le diverse attività di cui usufruiamo, ed è indispensabile che ciascuno agisca con professionalità. Necessitano bravi medici, ricercatori, ingegneri, operai, sacerdoti e quant’altri. Anche coloro che ci governano hanno l’appellativo di “ministri”, “servitori”, a servizio del bene comune, della cittadinanza. Giustamente il filosofo Aristotele definiva “la politica” “l’arte più nobile ed utile”, e il papa Paolo VI “la forma più alta della carità”, in quanto non solo ci si impegna perché ciascuno abbia quanto gli spetta, ma il tutto viene fatto con amore. A questo punto ci appare più che chiaro e scontato il discorso di Gesù: È più grande chi serve di più, chi ama di più. Lui chiese a Pietro: Mi ami più di questi altri…?! Ne conosciamo la risposta e Gesù lo fece primo papa, suo primo rappresentante in terra. In noi è quasi innata la tendenza a emergere, a primeggiare; questa tendenza non va repressa, ma indirizzata. “Chi di voi vuol essere il primo, sia il servo di tutti”, diceva Gesù, Lui che, maestro e signore, è venuto in mezzo a noi per servire e non per essere servito; è “nato per servire la verità”. A nostro conforto osserviamo che anche Dio ha bisogno di noi; ha avuto bisogno di Maria per farsi uomo; Gesù ha bisogno del sacerdote e che all’altare portiamo pane e vino perché ci sia l’Eucarestia; Gesù visibilmente continua a parlare ed amare il mondo per mezzo nostro. Ringraziamo chiunque opera bene; cercheremo di vivere tutti come stiamo meditando, come la realtà e il bene comune esigono.

Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate,