Abbiamo avuto modo più volte di ribadire che la fede in Gesù di Nazaret, morto e risorto, vero Dio e vero uomo, non è un fatto emozionale o irrazionale, ossia credere a seconda di come vanno le cose, a seconda dei giorni e dei sentimenti, bensì è un fatto di verità, verità storica, teologica, filosofica e psicologica. Gesù non è il personaggio di un romanzo, ma è un personaggio della storia dell’umanità. “Al tempo di Erode, re della Giudea…, Pilato con cui Gesù ha avuto a che fare, sono personaggi storici…; Pietro, il pescatore di Galilea, Paolo di Tarso e gli altri apostoli e discepoli di Gesù hanno vissuto la stessa nostra umana esperienza e su quanto ci narrano di Gesù sono credibili per i più diversi motivi che ora mi dispenso di elencare. Gesù, morto il Venerdì Santo, diede poi tutte le prove di essere più vivo che mai, non più soggetto ai capricci degli uomini; ricordiamo al riguardo di cosa fu accusato e come fu lasciato crocifiggere. L’Ascensione di Gesù al cielo è l’ultima apparizione del Risorto ai discepoli. Gesù rimane con noi nella sua Parola e nei Sacramenti, ma lo rivedremo faccia a faccia quando andremo in Paradiso. Egli continua a parlarci nella parola del Vangelo e nel Magistero della Chiesa attraverso il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti, i Catechisti, i genitori e attraverso chiunque ci vuole bene volendo il nostro bene.Dopo l’Ascensione Gesù non ha cessato di agire, continua a operare nei Sacramenti e in altre forme. Oggi Lui ci unisce a Sé nell’Eucarestia, perdona i nostri peccati, ci è di aiuto nei vari momenti della vita, ci è di conforto nelle situazioni difficili. Pensiamo ai vari Sacramenti e in particolare al Sacramento dell’Unzione dei malati: “Ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo; e, liberandoti dai peccati, ti salvi, e, nella sua bontà, ti sollevi”. Quanto conforto sapere di non essere soli, di essere amati e che la nostra vita sfocia nell’eternità, per essere come Gesù col corpo risuscitato, non più soggetti ad alcun male e godendo di ogni bene. “Ritroveremo in pienezza, scriveva il Papa San Giovanni Paolo II, ciò che di bello e di buono in questa esistenza terrena abbiamo appena assaporato”. E il papa emerito Benedetto XVI: In Paradiso ritroveremo i nostri genitori, le persone care, e sarà ancora più bello che a casa un tempo. In conclusione Come ci ha insegnato Gesù dobbiamo adoperare mente e cuore, intelligenza e amore per vivere meglio su questa terra e preparare così la nostra beata eternità.
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate