Il bene e il male non conoscono limiti. Siamo invitati ogni giorno ad escogitare nuove vie per diffondere verità, giustizia ed ogni bene; dobbiamo avere fantasia per tutto ciò. Contemporaneamente occorre tanta prudenza per discernere i lupi travestiti da agnelli, che potrebbero farci tanto male. Il brano evangelico, proclamato in questa Domenica, ne illustra un episodio. I Farisei e gli Erodiani, nemici tra loro, si uniscono per far cadere Gesù in un tranello. Anzitutto si presentano a Gesù facendogli grandi elogi per suscitare simpatia nei loro confronti: Sappiamo che sei sincero, insegni la verità e non hai soggezione di nessuno; dicci dunque il tuo parere: È lecito pagare le tasse all’Imperatore? Il tranello consisteva che comunque Gesù avesse risposto si sarebbe compromesso nei riguardi del suo popolo o nei riguardi dell’Imperatore. Dicendo di “pagare le tasse a Roma”, si sarebbe inimicato il popolo; rispondendo di “non pagarle”, si sarebbe rivelato rivoluzionario da essere processato presso l’Imperatore. Ma Gesù va ben oltre la meschinità degli interlocutori e risponde con le ben note parole: “Di chi è quest’immagine”? E: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.
Gesù risponde senza compromettersi, ma richiamando tutti alla responsabilità, agire rispettando il proprio ambito, senza mai oltrepassare il campo specifico. Se accettate per il vostro vivere la moneta dell’imperatore gli riconoscete l’autorità di gestire la cosa pubblica e quindi anche il diritto di raccogliere i tributi. Non confondiamo Dio con le nostre vicende.
Chi opera bene …
Israele ha avuto la tentazione di ritenersi il popolo di Dio chiuso in se stesso, senza vedersi in missione di portare agli altri popoli quanto di luce riceveva da Dio. Dio gli fa capire che Lui avrebbe operato il bene anche per mezzo dei pagani, come attraverso il re Ciro, e Israele stesso ne avrebbe usufruito. Anche chi non conosce Dio può diventare strumento di bene per gli altri se si lascia guidare dall’intelletto, dall’amore e dalla retta coscienza.
La fede e le opere …
San Paolo scrive ai cristiani di Tessalonica, oggi Salonicco, ringraziando Dio e pregando per loro, ricordando l’operosità della fede, “la fede senza le opere è morta”, la fatica della carità e il rimanere forti nella speranza in Gesù Cristo. Riflettendo poi sulla parola immagine, ricordiamo che Gesù è l’immagine visibile dell’invisibile Dio; diceva infatti: “Chi vede me, vede il Padre”. Vedendo infatti come agiva Gesù, sappiamo come la pensa e agisce Dio Padre. Noi, che siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, dovremmo poter dire: Chi vede noi vede Gesù, in quanto pensiamo, parliamo e operiamo come faceva Lui. Se non fosse così, dobbiamo farne di strada, dobbiamo convertirci.
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista,San Sperate