“È meglio essere cristiani senza dirlo, che dirsi cristiani senza esserlo”; con queste parole si concludeva il Convegno ecclesiale di Verona di alcuni anni fa sulla Nuova Evangelizzazione. Personalmente dico: È ancora meglio ESSERE CRISTIANI e con le parole e con le opere dirlo a tutti.
L’apostolo Paolo esprimeva pressappoco lo stesso concetto scrivendo: “Sono stato in mezzo a voi come una madre con i propri figli”; “ Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo”.
S. Paolo si era trasformato in Cristo da poter dire: “IL cuore di Paolo è diventato il cuore di Cristo; io credo di avere il pensiero di Cristo; non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.
Il profeta Malachìa rimproverava ai suoi contemporanei, ma vale per uomini e donne di tutti i tempi, che molti si sono allontanati dalla retta via e fanno passare come Parola di Dio, come volere di Dio, ciò che è solo pensiero e parola umana. Ancor di più altri che, come i Farisei, si atteggiano a “maestri” che criticano e disprezzano tutti, pur essendo loro stessi peggiori degli altri; si sforzano di apparire belli, ma sono come i sepolcri, belli fuori, ma dentro pieni di cattiveria. Lo diceva chiaramente una mamma un giorno parlando bene della nuora e male del figlio: Povera mia nuora …! Mio figlio è agente di custodia …; ma che può custodire, se non sa custodire la sua famiglia, se fa soffrire tanto sua moglie?!
In conclusione, tutti desideriamo dei modelli di vita; fortunatamente li abbiamo di certo in Dio Padre e in Gesù Cristo: “SIATE PERFETTI, COME IL PADRE CELESTE”, ripeteva Gesù; e “ IMPARATE DA ME; FATE COME HO FATTO IO”. Inoltre, QUANTI BUONI ESEMPI ABBIAMO LUNGO LA STORIA, QUANTI SANTI !
Amo ripetere quanto già detto all’inizio: non è bene dirsi cristiani senza esserlo; ma è meglio essere cristiani e dirlo a tutti con con la vita e le parole. In tal modo le cose andranno meglio nel mondo e nella Chiesa.
Nicola Fiscante, sacerdote, San Sperat