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17
Fri, Apr

XXXIII Domenica (anno liturgico B)

Il Vangelo della Domenica
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      È desiderio quasi di tutti noi che ci sia più giustizia nel mondo e che un giorno    questa nostra vicenda terrena di affanni e speranze, di colpe e dolore, di scelleratezze e santità approdi a qualcosa di meglio di come stiamo vivendo.  La storia si presenta spesso come uno svolgersi irragionevole di accadimenti contro senso e senza via di uscita. A ripetizione da parte di alcuni nel recente passato si è parlato di “fine del mondo”, fortunatamente rivelatisi ridicoli ciarlatani.                          Che il tutto della nostra vita, impregnata di “gioie e speranze, dolori e angosce”, non  sfoci in una meta dove regni piena giustizia sarebbe insopportabile e del tutto innaturale.                                                                                                    Proviamo a fare un ragionamento semplice e sereno: Si nasce con il gusto e l’appetito…, e abbiamo per nutrirci e dissetarci; anche il desiderio di bene, di giustizia e di eternità ci è innato e connaturale. Il mondo eterno spirituale pensato dal filosofo Platone, l’avere immaginato le divinità pagane e tanto altro, è una risposta implicita a queste esigenze; ci dev’essere qualcosa e qualcuno oltre questa nostra esistenza terrena.    Che ci sia una eternità Gesù di Nazaret ce ne ha parlato diverse volte e lo ha testimoniato con la sua vita da risorto dopo la morte in croce. Che sia poi una eternità di vita non per tutti allo stesso modo ci viene ancora ripetuto da Gesù in diverse circostanze. Ciascuno sarà giudicato per le sue azioni, per una pienezza di vita senza più morte o sofferenza alcuna, o con pianto e stridor di denti. Giustamente Sant’Agostino, filosofo e teologo, poteva affermare che se Platone fosse vissuto dopo Gesù Cristo avrebbe detto che “Il cristianesimo è la vera religione”, in quanto non solo con lo spirito ma anche col nostro corpo vivremo per l’eternità.  Il romanziere russo Dostoevskij scriveva: Chi avrà fatto il male e chi avrà subito il male, non finiranno allo stesso modo uno accanto all’altro come se nulla fosse stato.    Per i discepoli di Gesù Gerusalemme rappresentava l’immagine dell’intero mondo; perciò quanto avvenne di distruzione per la Città santa nel 70 dopo Cristo da parte dei Romani viene riferito all’intera umanità. “Non passerà questa generazione prima che tutte queste cose si siano avverate”. In riferimento alla fine del mondo è precisato: “Quanto al giorno e all’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, ma solo Dio Padre”. È da saggi dunque impostare la vita operando bene, secondo la legge morale naturale iscritta nella coscienza di ogni uomo e donna, con l’auspicio di avere tutto meglio per l’eternità.                                                                                                                               

Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, Francavilla al Mare