Dio non è lontano…, L’albero che non porta frutto…, Come si è Cristiani… Mosè stava pascolando il gregge e un giorno l'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di un roveto che bruciava e non si consumava. È la parola di Dio che illumina, riscalda la nostra vita e non si esaurisce. Le parole che Dio rivolse a Mosè ardevano di un amore sdegnato per l'oppressione di Israele: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto, ho udito il suo grido e sono sceso a liberarlo». Il Dio che Mosè si trova davanti non è un Dio lontano e impassibile, è raffigurato da un roveto che brucia d'amore per liberare il suo popolo. Gesù, che si commuoverà dinanzi alla folla sfinita, che piangerà per Gerusalemme, intravedendone la distruzione da parte dei Romani, ci rivela quanto Dio ci ama e gli sta a cuore che da parte di tutti noi si viva e si viva bene. La definizione che Dio dà di se stesso, “Io sono colui che sono…”, non è una definizione metafisica, ma storica: “Io sono il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; io sono il Dio che ti ha fatto uscire dalla schiavitù d’Egitto”. È il Dio che ci invia i profeti e in fine si fa uomo in Gesù Cristo.
Dio dice ad ogni uomo e ad ogni donna: Io sarò con te, io sarò per te, come il fuoco che riscalda e illumina, come la nube che guidava Israele nel deserto. Io porrò la mia tenda in mezzo a voi, per essere sempre con voi. La definizione, che Dio ha dato di se stesso sull'Oreb, in Gesù raggiunge il suo culmine. Gesù è il definitivo roveto ardente, “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra “,“Io sono la luce del mondo…”; “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Gesù è l’EMANUELE.
In questa terza domenica di Quaresima, ci viene presentato Gesù anche come un vignaiolo che intercede presso il padrone della vigna per salvare una pianta di fico che per anni non ha portato frutti. Quell’albero siamo un po’ tutti noi, ma amati da Dio, e nei modi più diversi aiutati da Gesù. Ci è rivolto un continuo invito a convertirci al bene. Dio non è intento a mandarci disgrazie perché ci ravvediamo, come erroneamente in tanti han pensato per il passato; tuttavia il richiamo alla conversione è grave e serio per evitare di farci del male a vicenda. Se ci si converte, infatti, ci saranno meno ingiustizie, meno violenze, meno cattiverie, meno sofferenze nel mondo; se ci si converte ci sarà più amore, più corresponsabilità, più onestà, più voglia e gioia di vivere. Per essere CRISTIANI, discepoli di Gesù, in definitiva non è sufficiente avere dei distintivi, compiere dei riti, ricevere dei Sacramenti, occorre agire bene, aderendo con mente e cuore alla Parola di Dio, all’insegnamento di Gesù.
Sia così per noi e per tutti
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, Francavilla al Mare