Ogni volta che muore qualcuno che amiamo ci sentiamo più soli, piangiamo, e vorremmo che questo mai fosse avvenuto. Pensare che con la morte non tutto sia finito è a dir poco azzardato. L’apostolo Tommaso la pensava proprio così. Che Gesù fosse vivo, dopo la sua morte in croce e anche sepolto, “se non vedo nel suo corpo le sue piaghe, non crederò”. Morte e aldilà sono una realtà dalla quale nessuno è mai tornato a farcene un resoconto credibile. Gesù, che ben ci conosce, non rimprovera Tommaso, ma al contrario viene incontro alle sue esigenze di veder chiaro, di essere con i piedi per terra, e prudentemente non dar credito al primo che parla. “Guarda i miei piedi, le mie mani e il mio costato, e non essere più incredulo, ma credente…”, gli dirà Gesù, e oggi lo ripete a tutti noi. Gli apostoli, ben consapevoli di questi eventi e verità connesse, iniziano la loro predicazione. Molti diventano credenti e portano i loro malati perché siano guariti. I Prodigi che il Signore opera si moltiplicano e il popolo contento benedice, loda ed esalta gli apostoli. Gesù dopo la risurrezione fece molti segni per rassicurare i discepoli che era davvero vivo col suo vero corpo, dopo che era stato crocifisso e sepolto, ma non tutti sono stati scritti dall’evangelista Giovanni; quanto però ha narrato di Gesù l’evangelista lo ritiene sufficiente perché crediamo che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, credendo, operiamo la salvezza. Ringraziamo Gesù, gli Evangelisti e i testimoni del Risorto all’origine della nostra fede e preghiamo così: Dio di eterna misericordia, rivivendo i misteri pasquali, come avvenne per Tommaso, si consolidi la fede e nella nostra vita si attui la salvezza.
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, Francavilla al Mare