Amo ripetere quanto già detto recentemente: la storia è maestra della vita, ma ha pochi discepoli. Ci sembra di rivivere la situazione del profeta Isaia. Il profeta osserva l’agire del suo popolo e ne è amareggiato. Di malefatte se ne commettono di tutti i colori, ci si è allontanati da Dio, da quel Dio che aveva operato innumerevoli prodigi dalla liberazione dalla schiavitù d’Egitto a seguire. Scaturisce di conseguenza al profeta una invocazione accorata: Tu, Dio, sei nostro padre e noi siamo opera delle tue mani, squarcia i cieli e discendi. Il suo grido non rimane inascoltato: 2000 anni fa Dio si è fatto uomo, operando prodigi ben superiori alla prima liberazione del suo popolo. Guardandoci intorno, anche oggi ci vediamo immersi in un mondo poco entusiasmante. Regna il pensiero debole, il relativismo, il nichilismo. C’è poca fiducia nella verità e si crede alla propaganda; c’è poca fiducia nella giustizia e si dichiara giusto ciò che al momento sembra giovare; non essendoci più nulla che duri, non si ha fiducia nell’avvenire e ci si abbandona all’immediato fruibile e consumabile. (Già Bonhoeffer, alcuni decenni fa, si era espresso pressappoco negli stessi termini). E’ sotto gli occhi di tutti l’inquietudine e l’indifferenza; non ci si pone la domanda sul senso e sulle ragioni ultime del vivere e del morire. Eppure in questi secoli la società ha fatto passi meravigliosi di civiltà giungendo a riconoscere e legiferare universalmente pari dignità dell’essere umano, con gli stessi diritti e doveri, al di là del sesso, razza, lingua, colore politico e religioso. A tale progresso ha vistosamente contribuito il Vangelo di Gesù. Domandiamoci: cosa possiamo fare noi oggi per questo nostro mondo? Non possiamo certo imitare il profeta Isaia nell’invocare una nuova discesa di Dio sulla terra, perché il Messia è già venuto; dobbiamo riconoscere “il Maestro” e vivere secondo il suo insegnamento, “perché tu viva a lungo e sia felice”. Bisogna continuare a costruire su quanto di vero e di buono è stato fatto. L’Avvento è un tempo di grazia per ripensare la nostra vita alla luce del Vangelo ed essere pronti ad affrontare qualsiasi evento. Ciò facendo avremo l’animo dell’apostolo Paolo e come lui ringrazieremo Dio per tutti i doni ricevuti, per essere chiamati a vivere la piena comunione con Gesù Cristo. L’incontro finale con Gesù non ci coglierà di sorpresa, ma con la mistica Santa Teresa d’Avila esclameremo: Era tempo che ci vedessimo, c’eravamo tanto amati! Amen .
Padre Nicola, sacerdote redentorista
Prima Domenica di Avvento (anno liturgico B). La nostra storia …..
Aspetto
- Font Size
- Default
- Modo Lettura