Dice Dio per mezzo del profeta Geremia: Porrò la mia legge nel loro cuore. Alcuni Greci dissero al discepolo Filippo: Vogliamo vedere Gesù! Gesù stesso proclamerà: Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me. Se lo vogliamo Gesù è davvero la nostra salvezza. In un mondo confuso, smarrito, deluso per tanti mali, voler vedere quel maestro che parla come nessuno ha parlato mai, voler vedere uno che ha compassione di chi è in difficoltà, che risponde a tutte le esigenze del cuore umano, è più che naturale. Abbiamo bisogno di ascoltare parole vere, credibili, che provengono da chi veramente ci vuole bene e vuole il nostro bene. Gesù è tutto questo; ci ama perfino più della sua stessa vita. Perciò la croce è l’ora della glorificazione, in quanto tale amore si manifesta in tutta la sua evidenza. Gesù ribadisce in continuazione che solo amando ci si salva e si fa progredire il mondo. Nel vivere quotidiano sperimentiamo che Paradiso e Inferno si realizzano amando o rimanendo chiusi nel proprio egoismo. Mahatma Gandhi a tal proposito racconta un episodio significativo. Un giorno un brav’uomo chiese a Dio: Mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno. Dio lo accontentò; lo condusse dinanzi ad un’abitazione, aprì la porta e gli permise di guardare all'interno. C'era una grandissima tavola imbandita di cibi deliziosi. Al sant'uomo venne l'acquolina in bocca. Le persone però sedute a tavola erano denutrite, sfigurate, inguardabili; avevano delle posate dai manici lunghissimi, legate alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto e prelevarne il cibo, ma, poiché i manici delle posate erano più lunghi del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca. Il sant'uomo si sentì venir meno alla vista della sofferenza e di tanta miseria. Dio gli disse: Hai visto l'Inferno. Subito dopo Dio aprì un’altra porta. La scena che si presentò era identica alla precedente. C'era la grande tavola imbandita a festa. I commensali avevano anch'essi posate caratteristiche dai lunghi manici; questa volta, però, erano tutti ben nutriti, felici e conversavano tra loro contenti. Il sant'uomo disse a Dio: Proprio non capisco! E' semplice, rispose Dio: costoro, constatando che il manico delle posate troppo lungo non consente di nutrire se stessi, ma permette di nutrire il proprio vicino, hanno imparato a nutrirsi a vicenda. L’inferno e il paradiso li costruiamo noi da come viviamo!
In conclusione Nel mondo c´è abbastanza cibo per soddisfare i bisogni di tutti, invece è ad uso dell'ingordigia di pochi. Usando intelligenza e cuore, potremmo rendere questa nostra terra più abitabile, da valle di lacrime farla ritornare giardino. I nostri pensieri e desideri ora si fanno preghiera: O Dio, vieni in nostro aiuto, perché possiamo vivere in quell’amore che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi. Amen !
Padre Nicola Fiscante, sacerdote redentorista
V Domenica di Quaresima (anno liturgico b). Amore ed egoismo
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