È una giornata come tutte le altre anche se è sabato e posso fare le cose con tutta calma senza sveglie e orologi da guardare. I gatti mi saltellano intorno , su e giù , mi indicano che è ora di alzarmi e che hanno fame , Kimi invece sulla sua cuccia ai piedi del letto si stiracchia e con lo sguardo mi dice "vai pure avanti con comodo che io mi attardo un po' ". Riempio le tre ciotole e posso fare colazione , una occhiata veloce al cellulare sui vari buongiorno di amici e parenti e mi preparo ad uscire e ad affrontare il nuovo giorno , sorto da un pezzo . Guinzaglio alla mano e via , direzione parco . Chi ha o ha avuto un cane sa bene quante persone si conoscono e si sono conosciute per il loro tramite , molte sono rimaste semplici conoscenze , mentre altre hanno intrecciato amicizie e condiviso un tratto di cammino insieme a te .
Non so cosa spinge le persone ad avvicinarsi ad altre , ma è come una calamita , una somiglianza che si fa riconoscere nell'altro e ti spinge verso una direzione a doppio senso nelle fragilità che ci accomuna, avvolgendoti ; oppure una affinità che si specchia nel tuo prossimo ancora sconosciuto .
Era ormai da un paio di giorni che il "caso" ci faceva incontrare con i nostri rispettivi cani . Una donna minuta e delicata , avanti con gli anni , i capelli grigi portati dignitosamente sulla testa , uno sguardo triste dietro la mascherina che ci rende ormai tutti simili nell'apparenza . Nelle nostre brevi conversazioni sapevo che era rimasta vedova durante il lockdown . Ammiravo in lei quella sua compostezza nel dolore, la fierezza di andare avanti senza appoggiarsi a nessuno , figli compresi . Così stamattina la ritrovo lì nello stesso luogo , lei e il suo cagnolino, seduta su una panchina . È l'immagine di una persona sopraffatta , mi avvicino e le chiedo come sta . Mi risponde "male" e tutto il dolore dei mesi passati e del lutto escono fuori , non vorrebbe piangere ma le lacrime escono copiose, non come una liberazione... per quella ci vuole tempo perché il dolore è ancora dentro implacabile e batte il tempo come un pendolo nel silenzio della notte e affila le sue armi migliori e io sono davanti a lei senza poterla abbracciare . L'ascolto mentre mi racconta di sentirsi spossata, senza forze , in un'apatia che le fa diventare faticoso anche sollevare una bottiglia d'acqua .Rivedo nei suoi occhi mia madre e mi prende una grande tristezza e la consapevolezza di non poter fare nulla per alleggerirla dai suoi pesi , consolarla appoggiando una mano sulla sua , l'obbligo del distanziamento me lo impedisce . Parliamo ancora un po' e ci salutiamo , lei mi ringrazia mimando un abbraccio e torno verso casa . Mi chiedo se il caso, che ci ha fatto incontrare a quell'ora e avvicinare, abbia una ragione e un fine oppure come diceva Giacomo Biffi " la casualità è soltanto il travestimento assunto da Dio che vuol passeggiare in incognito per le strade del mondo. "
Non lo so , forse possiamo , senza scomodare Dio , decidere semplicemente se essere matite colorate e scegliere i colori delle emozioni oppure se essere un cancellino per spegnerle o eliminarle del tutto !
Donatella Pintus