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04
Sun, Dec

Gonnesa. La storia di una donna più forte della sua malattia. La vita di Anna Barbara, quarant’anni di dialisi

S.I. Oggi
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Tra i dializzati più longevi in Italia, Anna Barbara Lebiu è certamente ai primi posti, ora che sta per tagliare il traguardo dei quarant’anni di dialisi, essendo dializzata dal 1978 e tutt’oggi vi si sottopone quattro volte alla settimana.
Barbara è nata il 3 marzo 1969 a Gonnesa, paese dove ancora oggi abita. A soli otto anni inizia per lei un percorso di vita duro e difficile da affrontare, un vero calvario. È sopraffatta all’improvviso da una febbre altissima che non scende mai, ricoverata d’urgenza a Carbonia rischia di perdere la vita in quanto non si riesce a fare una diagnosi esatta, si sospetta un problema ai reni. Da qui il ricovero all’ospedale di Genova che possiede un reparto specializzato in malattie nefrologiche. È qui che viene rilevata la sindrome di Alport, otite cronica e campanello d’allarme delle malattie ai reni. Viene così in seguito diagnosticata una grave insufficienza renale. Unica possibilità per cercare di recuperare una situazione di salute alquanto compromessa è la dialisi. A Genova nel 1978 Barbara inizia a essere dializzata. Vive per sei mesi all’interno dell’ospedale, lontana da casa e dalla famiglia, i genitori si possono recare da lei solo il fine settimana perché a Gonnesa devono lavorare e accudire gli altri cinque figli. In Sardegna purtroppo non esiste un reparto di dialisi pediatrica dove poter sottoporre la bambina alle cure che le sono necessarie. Dopo mesi di lotta e incontri con i dirigenti della regione Sardegna, la mamma di Barbara riesce a far aprire a Cagliari, all’ospedale Is Mirrionis, un reparto di dialisi pediatrica. Da questo momento in poi Barbara sarà curata in Sardegna, inaugurerà il nuovo reparto a Cagliari e da lì a seguire una serie di altri bambini nello stesso reparto verranno dializzati. Nonostante sia ancora piccola, Barbara viaggia per fare la dialisi da Gonnesa fino a Cagliari da sola, un taxista la prende da casa e l’accompagna sino all’ospedale per riportarla indietro non appena finita la terapia.
All’età di quindici anni viene tentato il trapianto del rene, ma l’intervento non va a buon fine a causa del rigetto, Barbara è molto debilitata anche a causa di un grave lutto, quello della morte della madre, suo punto di forza: non ci sono quindi altre possibilità di cura, se non quella di continuare con la dialisi.
Al compimento della maggiore età entra a far parte del gruppo degli adulti quindi può essere trasferita al centro dialisi dell’ospedale Santa Barbara di Iglesias, luogo senz’altro più accessibile da raggiungere, il pullman ci impiega pochi minuti per arrivare da Gonnesa ad Iglesias. È dal 1988 che Barbara viene curata ad Iglesias, dove ancora oggi si sottopone a dialisi quattro volte settimana per circa 4,5 ore. Per lei il reparto dialisi è ormai una seconda casa, alla quale è molto affezionata e che dice non voler sostituire con nessun altro posto.
Dopo quasi quarant’anni la cronicità della malattia ha causato non pochi disturbi collaterali che sono diventati a loro volta altre malattie, Barbara ha problemi alle ossa, ai muscoli, alle gambe, allo stomaco, tante volte i dolori che le sopraggiungono sono talmente atroci che le sembra di non farcela. Per Barbara esiste però un rimedio, quando è in ospedale ridere e scherzare con medici e infermieri, quando invece si trova a casa, farsi coccolare da Jerry, il suo cagnolino, un piccolo york che le si accovaccia al collo quando è sdraiata per i forti dolori. Jerry a casa è la sua unica compagnia, vive da sola con lui, nonostante abbia sempre avuto alle spalle una famiglia che la ama, Barbara già dall’età di 19 anni aveva deciso di vivere e farcela da sola.
Cosa si può dire ancora di più di quel che è stato già detto, forse nient’altro, se non che Barbara non può non essere considerata un esempio di vita, una donna che, nonostante le avversità, lotta con coraggio tutti i giorni sin da quando era bambina per andare avanti e vivere. È grazie alla sua forza d’animo e al suo coraggio se per tutti questi anni ha vinto su una malattia terribile quale l’insufficienza renale e la conseguente e pesante terapia di cui questa necessita, la dialisi.

Cristina Defraia

Sulcis Iglesiente Oggi