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02
Fri, Dec

È LA PASQUA DEL SIGNORE.

S.I. Oggi
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La celebrazione liturgica della Pasqua ci spinge a tuffarci in modo sempre più pieno nella misericordia di Dio verso di noi. Il Giubileo ci sta sollecitando in molteplici forme a scoprire che la nostra vita ha senso solo se ci apriamo all’amore di Dio e se impariamo ad amarci tra noi.
Ma questo cammino di scoperta non è possibile se non ci lasciamo avvolgere e trasformare dalla Pasqua di Gesù, perché solo lui, il Figlio obbediente fino alla morte, è “il Volto della misericordia del Padre”, “la Misericordia incarnata”.
Nell’omelia della domenica delle Palme, Papa Francesco ha detto: “Può sembrarci tanto distante il modo di agire di Dio, che si è annientato per noi, mentre a noi pare difficile persino dimenticarci un poco di noi. Egli viene a salvarci; siamo chiamati a scegliere la sua via: la via del servizio, del dono, della dimenticanza di sé. Possiamo incamminarci su questa via soffermandoci in questi giorni a guardare il Crocifisso: è la “cattedra di Dio”.
“È compiuto”: sono le ultime parole del Crocifisso (Gv 19,30). Guardiamo a lui per capire cosa significa amare. Accogliamolo e nutriamoci di lui nella Comunione pasquale, per avere la capacità di amare come lui, in pienezza.
Come cristiani non possiamo dimenticare l’insegnamento di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. Solo se saremo disposti ad amare “come lui” saremo riconosciuti come suoi discepoli (cfr Gv 13,35).
Vivendo del suo amore completeremo in noi la sua passione. È ciò che ci insegna Paolo: “Io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne” (Col 1,24).
Il nostro impegno di amore e di misericordia verso tutti i fratelli, anche in mezzo alle sofferenze, darà “compimento” alla sua Pasqua.
È un impegno che Dio chiede a ciascuno, anche quando ci sembra che non possiamo farci nulla, come, ad esempio, nei gravi problemi dell’organizzazione del lavoro nel nostro territorio, per i quali spesso ci accontentiamo di reclamare la responsabilità di chi guida le istituzioni. È giusto rivendicare l’impegno a servizio della collettività da parte di chi detiene il potere, ma senza rinunciare a fare tutta la nostra parte.
È duro abbracciare la croce della fedeltà alla verità e alla giustizia e darne testimonianza, vivendo la vita come servizio, andando oltre la ricerca del solo bene personale. È arduo fare della nostra vita un dono quando siamo oppressi dalle ingiustizie e dalle avversità. Le difficoltà individuali, familiari, sociali, ci espongono sempre alla tentazione del vittimismo, della rassegnazione, della vendetta.
Seguire il Cristo nella sua Pasqua, restando fermi nella verità e nell’amore, fidandoci unicamente di Dio e della sua misericordia, è la scelta più difficile, ma è l’unica strada per arrivare alla vita. Uniti a Cristo nella morte, lo saremo anche nella risurrezione, come ci ricorda l’Apostolo: “Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria” (Rm 8,17).  Accogliamo questa lezione che ci viene dalla “cattedra” del Crocifisso Risorto. Facciamo Pasqua con lui!

Mons. Giovanni Paolo Zedda Vescovo di Iglesias

Sulcis Iglesiente Oggi