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04
Sun, Dec

Iglesias. Un libro racconta le nuove scoperte sul Santo Monte

S.I. Oggi
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A Iglesias la preoccupazione per la sanità è una questione che interessa la città da secoli. Adesso uno studio svela che la municipalità intervenne con la creazione di un ente ad hoc, cui aveva affidato in particolare gli indigenti: è così, intorno alla seconda metà del Cinquecento, che nacque il sodalizio più antico della città, la confraternita del Santo Monte. Lo raccontano i documenti conservati negli archivi cagliaritani che sono stati studiati da Roberto Poletti per i germani che, in occasione dei 400 anni di elevazione ad arciconfraternita, hanno voluto approfondire le loro origini con ricerche che hanno gettato nuova luce anche sul gruppo scultoreo dei Misteri.
I risultati sono stati presentati il 20 marzo all’Electra insieme alla pubblicazione “Lo spital del glorios Sant Miquell y los germans del Sant Mont de la Pietat” in un convegno in cui sono intervenuti i docenti dell’Università di Cagliari Bianca Fadda, Cecilia Tasca e Alessandra Pasolini. Fin dalla fondazione a Villa di Chiesa la cura delle malattie, per chi non poteva permettersi le prestazioni degli specialisti del tempo come medici, fisici e cerusi, era affidata alla chiesa, in particolare il Breve fa riferimento all’ordine di Sant’Antonio, presso la chiesa fuori le mura; i loro maiali erano protetti e il loro lardo era ritenuto efficace per la cura del fuoco di Sant’Antonio. “L’ente – ha spiegato Poletti – continua la sua attività fino a metà del ‘400, poi, per circa un secolo, la città rimane senza ospedale”. A causa del particolare periodo di malattie, il Comune sente la necessità di coprire il vuoto, per questo pensa all’istituzione di un ente cui affidare coloro che non potevano avere accesso alle cure. “Nasce così il Santo Monte con lo scopo dell’assistenza civica e come braccio dell’amministrazione, che dà incarico al Conservatore di alleviare i problemi della povera gente. L’oratorio è uno dei beni che appartengono alla municipalità”.
Il primo atto che attesta l’esistenza di un ospedale di San Michele, che stava intorno all’oratorio nell’attuale via Pullo, è del 1572, un lascito testamentario di Antioco Cani che lascia ai germani 50 lire, specificatamente per l’assistenza ospedaliera. Notizie simili scorrono fino al 1612, punto di svolta in cui a fare testamento è il canonico Marco Cannavera che esprime la volontà di voler costruire un monastero per le clarisse. La sede che all’inizio viene valutata è l’ospedale di San Michele, descritto come un luogo che all’epoca disponeva di 20 posti letto, una dimensione mediamente grande se si considera che Cagliari ne aveva 40. Inoltre l’ospedale aveva tre locali (un dormitorio, una cucina, stanza del custode) e lo spazio in cui si tenevano i registri. Il monastero venne poi realizzato in luoghi ritenuti più idonei vicino alla chiesa poi dedicata alla Madonna delle Grazie, ma i lavori furino iniziati a San Michele e lasciarono come traccia la croce che ancora si trova nella facciata ed evidenziata con nuova luce durante i lavori di restauro. Parallelamente i germani, con un’azione simile alla confraternita omonima cagliaritana, iniziarono l’iter per la richiesta di affiliazione all’Arciconfraternita del Gonfalone.
“Lo spital del glorios Sant Miquell y los germans del Sant Mont de la Pietat” racconta anche dell’altra missione del sodalizio, quella della cura delle anime che arrivò anche a custodire i riti paraliturgici della Settimana Santa. In particolare fa luce sull’autore del gruppo scultoreo dei misteri: finora per analisi stilistica si era sempre accostato alla scuola di Giovanni Antonio Lonis, il maggiore scultore del Settecento sardo. Dai faldoni custoditi negli archivi di Cagliari è emersa la commissione delle statue ad Antioco Diana, scultore di Siliqua, con un atto che lo incaricava anche di scolpire un simulacro del patrono del Santo Monte, San Michele, lo stesso che è ancora conservato nella sacrestia dell’oratorio.

Miriam Cappa

Sulcis Iglesiente Oggi