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03
Sat, Dec

Iglesias. Benedetta dal Vescovo la nuova “Via Crucis” al Colle del Buon Cammino

S.I. Oggi
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Lunedì 21 marzo il Vescovo Giovanni Paolo ha benedetto al Colle del Buon Cammino, colle particolarmente caro agli iglesienti, l’artistica “Via Crucis”, ideata e progettata dal prof. Stefano Cherchi, arricchita da un’icona della Vergine apposta all’ingresso del Santuario. Hanno contribuito alla sua realizzazione e alla messa in opera la Fondazione del Banco di Sardegna, la Diocesi di Iglesias attingendo al fondo di solidarietà per il reinserimento dei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, la Cooperativa san Lorenzo e l’Associazione Sarda Trapianti “Alessandro Ricchi”.
L’artista preparò una serie di bozzetti, cui fece seguito la realizzazione della stessa Via Crucis, eseguita secondo la sequenza e l’iconografia già presentata attraverso i disegni realizzati con tecnica a grafite, donata alla diocesi e proposti nella chiesa parrocchiale di S. Giuseppe Operaio nel rione Campo Romano in Iglesias.
L’opera nasce da un sogno accarezzato da tanto tempo da mons. Carlo Cani rettore del Santuario della Vergine di dotare l’area circostante il tempio di una Via Crucis memoria del mistero di Cristo morto e risorto, invito per quanti salgono a venerare la Vergine a guardare il Crocifisso, “cattedra di Dio”.
Il prof. Cherchi propone una lettura dei misteri della passione con lo sguardo alle sofferenze del tempo presente, quasi una rivisitazione di quell’unico mistero che nel quotidiano assume volti e nomi diversi riflesso dell’unico Volto, il volto della Misericordia. I fedeli convenuti, con le fiaccole accese, hanno percorso idealmente la Via del calvario accompagnati dalle meditazione proposte dalla Conferenza Episcopale Italiana e dai canti delle Sorelle Povere mentre un faro luminoso illuminava le varie stazioni. Preghiera e silenzio, attenzione del cuore e memoria dell’evento di salvezza.
Nell’anno della misericordia, il Crocifisso risorto, si pone nel cammino della Chiesa, come icona permanente del Volto misericordioso del Padre “per imparare l’amore umile, che salva e dà la vita, per rinunciare all’egoismo, alla ricerca del potere e della fama. Con la sua umiliazione, Gesù ci invita a camminare sulla sua strada” (papa Francesco, Omelia della Domenica delle Palme).
“Nell'Occidente cristiano pochi pii esercizi sono tanto amati quanto la Via Crucis. Essa rinvia con memore affetto al tratto ultimo del cammino percorso da Gesù durante la sua vita terrena: da quando egli e i suoi discepoli, ‘dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli ulivi’ (Mc 14, 26), fino a quando il Signore fu condotto al ‘luogo del Golgota’ (Mc 15, 26), fu crocifisso e sepolto in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia di un giardino vicino… La Chiesa ha conservato memoria viva delle parole e degli avvenimenti degli ultimi giorni del suo Sposo e Signore. Memoria affettuosa, se pure dolorosa del tratto che Gesù percorse dal Monte degli ulivi al Monte Calvario. La Chiesa infatti sa che in ogni episodio accaduto durante quel cammino si cela un mistero di grazia, è racchiuso un gesto di amore per lei”.
La Chiesa di Gerusalemme manifestò molto presto la sua attenzione per i “ luoghi santi”. Gerusalemme è la città della Via Crucis storica. Essa sola ha questo grande privilegio. Lungo il Medio Evo il fascino dei “luoghi santi” suscita il desiderio di riprodurli nella propria terra: alcuni pellegrini, al ritorno da Gerusalemme, li riproducono nelle loro città. La Via Crucis, nel senso attuale del termine, risale al Medio Evo inoltrato. San Bernardo di Chiaravalle (+ 1153), san Francesco d’Assisi (+ 1226) e san Bonaventura da Bagnoregio (+ 1274) prepararono il terreno su cui sorgerà il pio esercizio. Al clima di pietà verso il mistero della Passione si deve aggiungere l'entusiasmo sollevato dalle Crociate che si propongono di ricuperare il Santo Sepolcro, il rifiorire dei pellegrinaggi a partire dal secolo XII e la presenza stabile, dal 1233, dei frati minori francescani nei “luoghi santi”.
La Via Crucis, nella sua forma attuale, con le stesse quattordici stazioni disposte nello stesso ordine, è attestata in Spagna nella prima metà del secolo XV?, soprattutto in ambienti francescani. Dalla penisola iberica essa passò prima in Sardegna, allora sotto il dominio della corona spagnola, e poi nella penisola italica. Qui incontrò un convinto ed efficace propagatore in San Leonardo da Porto Maurizio (+ 1751), frate minore, instancabile missionario; egli eresse personalmente oltre 572 Via Crucis, delle quali è rimasta famosa quella eretta nel Colosseo, su richiesta di Benedetto XIV, il 27 dicembre 1750, a ricordo di quell'Anno Santo.
Ogni anno, il Santo Padre, la sera del Venerdì Santo, si reca al Colosseo per compiere, insieme con migliaia di pellegrini giunti da tutto il mondo, il pio esercizio della Via Crucis.
“Partecipando alla Via Crucis, ogni discepolo di Gesù deve riaffermare la propria adesione al Maestro: per piangere il proprio peccato come Pietro; per aprirsi, come il Buon Ladrone, alla fede in Gesù, Messia sofferente; per restare presso la Croce di Cristo, come la Madre e il discepolo, e lì accogliere con essi la Parola che salva, il Sangue che purifica, lo Spirito che dà la vita”
Carlo Cani

Sulcis Iglesiente Oggi