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09
Fri, Dec

Iglesias. Lampade in mostra al Museo dell’Arte Mineraria

S.I. Oggi
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Oggetti di uso quotidiano per i nonni, oggetti ben conosciuti per i figli, oggetti spesso completamente sconosciuti per i nipoti. Le lampade da miniera, soprattutto quelle a carburo sono state per decenni un punto fermo nella vita degli iglesienti, usate dai minatori per illuminare le gallerie, e spesso anche per dare un po’ di luce alle case nelle ore notturne, ma con la comparsa di lampade più moderne prima, e con la chiusura delle miniere poi, sono entrate nel dimenticatoio. Per riscoprirle, l’APIMMG, associazione che gestisce il Museo dell’Arte Mineraria, ha invitato il collezionista di Domusnovas Roberto Camedda ad esporre nelle proprie sale la sua importante collezione in concomitanza con la Festa della Madonna delle Grazie. Camedda ha messo a disposizione circa cento lampade delle oltre centocinquanta che ha raccolto in vent'anni di collezione, da quelle più antiche, ad olio, utilizzate a inizio ‘800, a quelle elettriche, passando per quelle a carburo, a petrolio e a cera. Tutti pezzi di grande valore simbolico ed affettivo, per i nostalgici della miniera ed appassionati di archeologia industriale, che provengono molto spesso da donazioni di ex minatori, felici di rivivere le loro storie con le loro lampade in mostra, o da scambi con altri collezionisti. Le più diffuse in zona erano quelle ad acetilene (o carburo), che vennero prodotte per decenni da molte ditte in svariati modelli, tutti molto simili, composti da due contenitori sovrapposti, e che funzionavano tutte con lo stesso sistema: l’acqua, posta nel contenitore superiore, cadeva a gocce sul carburo di calcio, posto nel contenitore inferiore, provocando una reazione chimica che produceva l’acetilene, gas infiammabile, che essendo più leggero dell'aria andava verso l’alto, dove tramite un beccuccio fuoriusciva dalla lampada per essere incendiato. La mostra, nei cinque giorni di apertura al pubblico, ha avuto un buon numero di visitatori fra ex minatori, appassionati e semplici curiosi.

Francesco Mula

Sulcis Iglesiente Oggi