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07
Wed, Dec

“Sacro Cantare”, il canto polifonico georgiano incontra la tradizione musicale sarda

S.I. Oggi
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Un itinerario ragionato attraverso la musica popolare, religiosa, liturgica e para liturgica, ha unito la Sardegna alla Georgia, grazie a “Sacro Cantare”, appuntamento organizzato martedì 30 agosto, nella Cattedrale di Santa Chiara, ad Iglesias, nell’ambito della rassegna “Mare e Miniere 2016”.
Un incontro inedito e sorprendente, che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuol riscoprire e mettere in evidenza alcuni legami ed alcuni elementi in comune tra il repertorio musicale della tradizione religiosa sarda e quello delle regioni caucasiche.
Al pari del “canto a tenore” della Sardegna, che ha avuto il suo riconoscimento nel 2005, il canto polifonico georgiano, fin dal 2001, è stato dichiarato dall’UNESCO “patrimonio immateriale dell’umanità”, vista la sua importanza storica e la sua peculiarità. Nella società georgiana, il canto polifonico, le cui origini risalgono a più di 2000 anni fa, ha ricoperto sempre un ruolo centrale nelle occasioni di incontro e di celebrazione, conservando, nel corso degli anni, la sua particolarità, con un intreccio melodico di più voci, ancora oggi unico.
Protagonista di “Sacro Cantare” è stato l’Ensamble Adilei, coro formato da otto cantanti georgiani, impegnati, da qualche anno, nella diffusione, nella tutela e nella valorizzazione della tradizione musicale caucasica. Le esibizioni del coro georgiano si sono alternate, come in un dialogo, a quelle di Su Concordu ‘e su Rosariu, coro di Santu Lussurgiu, nato nel 1976, e a quelle delle cantanti Elena Ledda, Simonetta Soro e Gabriella Aiello, mentre la parte musicale è stata affidata all’organo di Alessandro Foresti ed al liuto cantabile di Mauro Palmas. Due tradizioni musicali diverse, quella sarda e quella georgiana, ma per alcuni versi speculari, nelle quali l’armonia delle voci si accompagna alla profonda devozione religiosa.
Le esibizioni, sono state anche l’occasione per riscoprire una storia poco conosciuta come quella delle regioni del Caucaso, tra le prime terre che hanno abbracciato il Cristianesimo, una tradizione che nel corso dei secoli è però andata a scomparire in quasi tutto il territorio, soffocata dall’avanzata della religione islamica che ha cancellato, in molte nazioni, le tracce del Cristianesimo.
Nel Caucaso, solo nella Georgia ed in Armenia la tradizione cristiana è ancora viva, e sta vivendo, in questi ultimi anni, una rinascita frutto anche del lavoro degli studiosi e degli appassionati, che hanno tramandato il patrimonio culturale del canto polifonico.
Jacopo Casula

Sulcis Iglesiente Oggi