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03
Sat, Dec

Iglesias. “Il carbone e la Grande Guerra”, un punto di vista inedito sul rapporto tra risorse minerarie e politica

S.I. Oggi
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In un’Europa come quella di inizio ‘900, la cui economia industriale dipendeva completamente da materie prime come il ferro e il carbone, chi controllava queste risorse poteva influenzare la politica delle altre nazioni, spingendole a sottoscrivere trattati di alleanza, e portandole perfino ad entrare in guerra. Questa riflessione è stata al centro del convegno-dibattito “Il carbone e la Grande Guerra: il ruolo delle risorse minerarie nazionali”, organizzato venerdì 2 settembre ad Iglesias, in Sala Remo Branca, dall’Associazione Mineraria Sarda, in collaborazione con il “Comitato Sardo Grande Guerra”, il “Comitato Iglesiente Centenario della Grande Guerra” e le fondazioni “Giuseppe Siotto” e “Memoriale Giuseppe Garibaldi”.
Relatore del convegno è stato il geologo e ricercatore Carlo Pistolesi, che ha affrontato il tema dell’entrata in guerra dell’Italia, nel 1915, da un punto di vista inedito, nel quale la storia economica si intreccia con quella delle relazioni internazionali. Nell’intervento di Pistolesi, la storia della produzione mineraria italiana viene collocata all’interno delle grandi trasformazioni politiche che portarono alla Prima Guerra Mondiale, in uno scenario nel quale il ribaltamento di alleanze compiuto dall’Italia e la sua entrata nel conflitto al fianco delle nazioni dell’Intesa, è collegato alla dipendenza pressoché totale della produzione industriale italiana dal carbone proveniente dalla Gran Bretagna.
“L’Inghilterra, grazie al carbone – secondo Pistolesi – poteva influenzare la politica estera italiana, spingendo il governo ad abbandonare la trentennale alleanza con gli Imperi Centrali per dichiarare guerra all’Austria e alla Germania”. Un punto di vista inedito e per certi versi verosimile, che però corre il rischio di non considerare, all’interno della scelte strategiche italiane, alcune variabili importanti, come la grande mobilitazione degli irredentisti, che spingevano per un attacco all’Austria per completare il processo di unificazione nazionale.
A sostegno della sua tesi, Pistolesi porta un carteggio del 1914 tra Giovanni Giolitti e il Ministro degli Esteri Antonino di San Giuliano, nel quale lo statista piemontese auspicava il mantenimento di eccellenti relazioni con la Gran Bretagna. Un documento che, per l’autore, contribuisce a mettere in luce come la politica italiana fosse strettamente collegata alle forniture di materie prime inglesi. Forniture che, venendo a mancare in maniera consistente, nel primo dopoguerra, causeranno la grande crisi economica e gli importanti rivolgimenti sociali che porteranno al rafforzamento del movimento fascista e alla sua presa del potere.
Jacopo Casula

Sulcis Iglesiente Oggi