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09
Fri, Dec

Oristano. Per la prima volta in Sardegna, il Congresso nazionale dell’UCIPEM. La famiglia, crocevia di relazioni e opportunità

S.I. Oggi
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Per la prima volta in Sardegna, a Oristano, dal 2 al 4 settembre, si è svolto il XXIV Congresso Nazionale dell’Unione Consultori Italiani Prematrimoniali e Matrimoniali (UCIPEM), oltre 150 operatori (Consulenti Familiari, Medici, Avvocati, Psicologi, Magistrati, Pedagogisti, Assistenti Sociali, Sacerdoti etc) provenienti dai Consultori di tutta la Sardegna e di tutta l’Italia, si sono confrontati intorno al fondamentale tema della famiglia per evidenziarne le difficoltà e le opportunità che si incontrano nella evoluzione della vita. Assai interessanti i contributi dei vari relatori che lo hanno sviluppato da vari punti di vista e di cui offro ai lettori alcune riflessioni.
Il Dott G. Anzani, Magistrato a Milano, ha evidenziato il fatto che in Lombardia i matrimoni civili hanno superato quelli religiosi, nel resto d’Italia sono pari, e ci si sposa sempre di meno.
Lo Psichiatra Psicoterapeuta B. Sivelli ricorda che le emozioni fanno parte dell’amore, ma non sono l’essenziale, che è invece l’aiutarsi reciprocamente nella realizzazione come persona, facendo in modo che ciascuno possa mostrare il proprio “io” senza timore di essere fragili o dubbiosi.
Perché è difficile andare d’accordo anche quando si vuole bene? Forse per diventare più umani, perché nel campo dell’amore è importantissima la reciprocità: tutti i nostri bisogni di amore, comprensione, accoglienza, supporto e così via, sono anche i bisogni e i desideri dell’altro, ma se nella coppia non c’è rispetto delle differenze reciproche si arriva alla rottura. Non è il matrimonio che sostiene la coppia, ma i due partners che lo “ricreano” ogni giorno, senza la paura, che ci blocca nella comunicazione. Siamo coraggiosi, scendiamo dal nostro piedistallo e sperimentiamo con il perdono che andando d’accordo stiamo meglio e che per essere forti bisogna diventare deboli e che sentirsi allegri aiuta la coppia.
Il Neuropsichiatra infantile E. Tribulato sottolinea che il bambino ha bisogno di una rete familiare ricca, non bastano solo i genitori, così come ha bisogno di stabilità, di capire quale è la sua casa, la sua famiglia, i suoi parenti. La patologia che può presentarsi nel bambino non scompare, il disturbo, se non è eliminata la causa, permane, trasformato, nell’adulto.
Sottolinea anche che i bambini non devono stare davanti a qualunque schermo prima dei tre anni.
Vengono affrontati e discussi vari temi che stanno emergendo in modo sempre più pressante nella società e che implicano una accoglienza consapevole e rispettosa da parte dei Consulenti Familiari e di tutti gli operatori dei consultori, mi riferisco alle famiglie ferite da rotture dolorose, con conflitti duri per la gestione dei figli minori, legittimi, naturali, adottati, nati da un incesto, tutti uguali davanti alla legge e tutti bisognosi di accoglienza, protezione, guida, alle famiglie dei migranti, alle persone di altre fedi religiose, alle coppie omosessuali.
È fondamentale la disposizione delle generazioni adulte a prendersi cura dei piccoli, quando questo è disatteso nascono relazioni patologiche con gravi conseguenze, poiché la genitorialità è una “cura responsabile” che nasce dalla risposta ad un appello, ad esempio del bambino e della sua crescita, in quanto si tratta di un vincolo che non ci limita, ma ci apre nuovi ulteriori confini. Una famiglia che genera si auspica sia una famiglia che educa.
Domenica 4 settembre (dopo la Messa per i corsisti, celebrata dall’Arcivescovo di Oristano, Mons. Sanna), Padre Alfredo Feretti, direttore del Consultorio “La Famiglia” di Roma e della nostra scuola di formazione (SICOF), ha concluso con un magistrale intervento: “Amoris Laetitia, una road map per le relazioni familiari”.
Come dice Papa Francesco la famiglia è il luogo della letizia, ossia dell’amore. Uno dei principi è la “superiorità” del tempo sullo spazio, intesa come ipotesi evolutiva sulle proposte ai problemi affrontati, a conclusione del Sinodo. La fiducia è legata all’esistenza stessa della condizione umana, nel senso che non si può vivere senza relazioni, ma l’altro è libero nella risposta, sulla quale non possiamo avere la certezza.
Dobbiamo cercare di riparare il mondo, ma questo significa riparare le relazioni, con fiducia nell’altro, anche se poi non andrà come speriamo, sono “per forza” dipendente dall’altro nel momento in cui io gli do fiducia, l’importante è che non mi “sbriccioli” se l’altro la tradisce. L’intero documento si occupa del prendersi “cura”, poiché la vulnerabilità si estende a tutta la condizione umana e dunque alla famiglia. La vulnerabilità e la sua cura è segno dello Spirito, suscita la cura dell’altro, la cura dell’amore, che è il solo che permetta sviluppo e soluzione del disagio.
Per parlare d’amore è necessario accettare le differenze, accoglierle senza timore per ciò che apparentemente non rassicura. Il Consultorio è il luogo della tolleranza, dell’accoglienza, della promozione delle risorse, di custodia di ciò che non è perfetto.
Attenzione! È rischioso pensarci sulla sponda dei “salvati” che mandano “salvagenti”, convinti di avere la “verità”, in attesa della resa di chi riteniamo più deboli.
La verità è un cammino per la vita, non la abbiamo in tasca (vedi cap. 4 di Amoris L).
“Dacci oggi il nostro Amore quotidiano”. La quotidianità dell’amore è nemica delle affermazioni definitive, che invece vanno riconfermate giorno per giorno, ritornando a scegliersi in più riprese… pensiamo a matrimoni di 60 anni! Bisogna imparare a riscegliersi, l’amore come bisogno e scelta bambini, bisogno di sicurezza, l’amicizia come definizione dell’amore sponsale. Amare è un bisogno che diventa scelta consapevole.
Nel percorso di Consulenza si può imparare il vero rispetto di sé, che si prolunga nel rispetto verso l’altro. Prendersi cura dell’amore in una coppia è valorizzare ed equilibrare le componenti dell’amore: la passione, l’intimità, l’impegno, la comunicazione.
Le crisi sono solcate da una drammatica bellezza, (vedi cap. 8 di Amoris L) il discernimento non è un problema da risolvere, ma la vita di una persona in cammino, in divenire verso un bene più grande, poiché le certezze assolute, finché siamo in cammino, non le avremo mai.
“C’è sempre qualcosa di assente che mi tormenta”.

Carla Corona Consulente Familiare

Sulcis Iglesiente Oggi