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08
Thu, Dec

Iglesias. Testimonianze. Oltre la cronaca, germogliano i semi di misericordia, servizio e carità

S.I. Oggi
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Ho cominciato il mio servizio al carcere di Iglesias nel 1995, mentre ero in “utilizzazione” per il Ministero dell’Istruzione presso la Comunità di Emmaus per il recupero dei ragazzi tossicodipendenti detenuti. Tutti quei giovani sono nel mio cuore, come tutti gli studenti che mi hanno arricchito la vita di docente per 42 anni: tutti, anche quelli che ho incontrato e continuo a incontrare in carcere; tutti, non uno di meno!
La Diocesi di Iglesias, attraverso la Caritas diocesana e i cappellani che si sono susseguiti negli anni, sono stati impegnati a fondo nel servizio in carcere per molti anni. Parlare di questa esperienza è per me sempre molto difficile, poiché sono profondamente coinvolta nel dolore, nelle tragedie delle vittime, dei responsabili e delle famiglie di entrambi. Ci vuole pertanto grande delicatezza, misericordia e carità.
Sono convinta che la giusta punizione dei colpevoli debba passare per l’unica strada della riabilitazione, con l’obiettivo di cercare di rendere alla società persone migliori di quando sono entrate in carcere, offrendo a ciascuno il percorso più idoneo per tentare il recupero. Ritengo assai improbabile che questo possa accadere solo stando chiusi in un piccolo spazio per 23 ore su 24 al giorno. Proprio per questo è fondamentale la collaborazione di tutto il personale del carcere, dell’area detentiva con quella educativa e di queste con il cappellano e con noi volontari, un tramite con il “mondo di fuori”.
Ed è in quest’ambito che abbiamo operato, grazie anche alla fondamentale e continua collaborazione di tutto il gruppo di colleghe/i, offrendo ai detenuti che lo desideravano la possibilità di studiare, di ampliare le proprie conoscenze, di modificare idee e comportamenti, di progettare e sperare ancora una vita diversa. Nel carcere di Iglesias, con la stretta collaborazione della Scuola, è cominciato dunque un lavoro di recupero e di successo scolastico per diversi giovani; iniziativa che ha determinato nel personale notevoli perplessità per l’assoluta novità dell’accadimento. Si trattava di permettere ai detenuti che lo avessero desiderato un incontro col mondo sconfinato della conoscenza: una sfida che avrebbe reso liberi, anche se sei dietro le sbarre.
Si comincia: con il cuore in subbuglio e le parole che si inceppano per l’emozione, con i banchi, i compagni, gli orari, l’attenzione e la tensione. Tutto è un mondo nuovo.
La gioia e la libertà del sapere è insopprimibile, è un richiamo che risveglia emozioni sopite, curiosità, interesse, che fa superare molti ostacoli e ha portato risultati positivi per tutti i giovani che hanno seguito il percorso proposto.
Fra questi uno si è sviluppato fino a raggiungere un risultato assolutamente eccezionale: in sei anni è passato dal diploma di terza media alla laurea triennale in Ingegneria, fatto unico in Italia.
La soddisfazione per l’impegno e il cambiamento in atto è grande, ed è capace di superare ogni pregiudizio. Chi sbaglia può cambiare e trasformare la sua vita in meglio: questo, d’altra parte, è quanto abbiamo appreso dal Vangelo.

Carla Corona

Sulcis Iglesiente Oggi