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08
Thu, Dec

Iglesias. Giornate europee della Cultura. Studenti all’archivio, il racconto delle radici della città

S.I. Oggi
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C’erano più uomini che donne, contrariamente al resto del Regno d’Italia, per un terzo erano emigrati e per il 78 percento analfabeti, ma c’erano anche professionisti, latifondisti e studenti: è questa l’Iglesias che sta per diventare il centro di ricerca dell’industria mineraria d’Europa, scelta dallo Stato per ospitare la Scuola mineraria. Così l’hanno ricostruita i ragazzi dell’Istituto all’Archivio storico comunale dove, l’anno scorso, classi dell’indirizzo Tecnologico, Economico e del Liceo di Scienze Applicate hanno studiato registri e documenti del primo censimento nazionale. Il risultato è un nuovo database che permette di ricostruire con precisione e velocità l’albero genealogico o la società iglesiente.

Il progetto si chiama “Cognosco ergo sum” e ha debuttato nella tavola rotonda “Non solo antenati. ‘Giovani’ studi sui documenti del censimento del 1861. Patrimonio ed eredità culturale della comunità iglesiente” il 24 settembre all’interno delle Giornate europee della Cultura.
Un lavoro che per l’archivista paleografa Daniela Aretino, che insieme alla collega Giorgia Marcia ha guidato i 37 apprendisti nell’avventura, ha analizzato le circa 2000 immagini digitali dei registri della popolazione dal 1861 al 1873. Un mondo dove, hanno raccontato Cristian Pilloni e Gianluca Siotto, dal comprendere la grafia si arriva a capire relazioni fra fatti apparentemente slegati.
Ad esempio i nuclei familiari erano “allargati” perché formati da coinquilini, minatori venuti da oltremare per lavorare che dividevano le spese di casa; il maggiore riuniva 21 persone, il triplo di una famiglia locale media. Ma gli abitanti dell’Iglesias del 1861 non scavavano solo minerale: erano in proporzione latifondisti, contadini, servi, muratori ma anche professionisti. C’erano 12 avvocati, 2 insegnanti superiori, una maestra, 80 studenti, dei quali 13 avevano più di 12 anni, e due studiavano alle Superiori a Cagliari.
“I ragazzi – ha spiegato la docente Emanuela Valdarchi – erano lavoratori a tutti gli effetti. Invece di andare in una classe stavano in archivio e facevano la lezione qui con una pausa ristretta come se dovessero timbrare il cartellino. Progetti come questo danno ai giovani opportunità di capire le aziende e a loro servono per contribuire a formare il lavoratore di domani colmando la cesura che c’è con la scuola. Non è un’idea nuova: i vecchi periti minerari andavano in galleria per intere settimane con gli operai”.
Miriam Cappa

Sulcis Iglesiente Oggi