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IL DITO NELL'OCCHIO di Giovanni Di Pasquale. I lavori pubblici avvelenano la campagna elettorale

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Mentre ancora si discute di sciocchezze del tipo: quante persone erano presenti al “live in Marmilla Square” del M5S?, piomba sulla campagna elettorale un macigno tirato dal leader degli edili della CISL, Daniele Mele. L’oggetto del contendere è un cantiere pubblico in Via La Spezia.

Mele, a suo dire per difendere i diritti dei lavoratori del territorio, sta guidando una protesta nei confronti della ditta appaltatrice, nel tentativo di ottenere che i posti, nel cantiere, siano assegnati ai disoccupati del Sulcis Iglesiente. La protesta, per quel che sembra, non avrebbe ottenuto il risultato prefissato. Ecco il ”perdigone” scagliato da Daniele: «Sta girando a Carbonia questa lettera contro di me.... avendo io la coscienza pulita la pubblico io visto che non hanno le palle di renderla pubblica... forse perché piena di balle chiedo a chi è con me nel blocco [omissis] e gli altri che sanno tutto di dire la loro.... io poi dirò la mia...» ([omissis], per chi non lo sapesse, significa “si omette”, perché nel caso specifico non ho l’autorizzazione di coinvolgere altre persone, vista anche la delicatezza dell’argomento).

Questa è la lettera:
"Gentile Direttore,
Siamo i lavoratori che lavorano nel cantiere di Carbonia in via La Spezia, per la realizzazione di appartamenti sociali commissionati dall’AREA.
Il 01/04/2016 il cantiere è stato bloccato e occupato da un gruppo di disoccupati guidati dal sig. Daniele Mele, sindacalista CISL. Il signor Mele chiede che nel cantiere vengano assunti disoccupati locali.
Scriviamo questa lettera per chiarire che TUTTI gli operai che lavorano nel cantiere sono del Sulcis Iglesiente, comprese le ditte in subappalto: si può verificare facilmente leggendo il cartello affisso in cantiere e il sig Mele ne è a conoscenza.
Vogliamo denunciare con questa lettera che si è bloccato un cantiere dove lavoravano QUINDICI persone, che con il cantiere bloccato sono disoccupate.
Inoltre l’appalto è finalizzato alla costruzione di case a canone popolare e la protesta può allontanare la consegna della casa a tante famiglie di Carbonia che ne hanno bisogno.
Siamo preoccupati e non capiamo per quale motivi un sindacato che dovrebbe tutelarci stia mettendo a rischio il nostro posto di lavoro.
Che obiettivi ha la protesta se tutti noi siamo già del Sulcis? Prché la CISL ci sta danneggiando?
Facciamo appello alla CISL e ai lavoratori disoccupati, che hanno tutta la nostra solidarietà, e gli chiediamo di riflettere e di farci tornare al lavoro."

Seguono commenti di vario genere. Io dico la mia: «La domanda, finito di leggere la lettera, è: qual è la bugia? Che il cantiere non è stato bloccato? Che questi lavoratori non sono del Sulcis Iglesiente? La verità, per favore».
Le risposte sono generalmente sibilline, sicuramente non chiare. Tuttavia, la mia impressione, a un primo sguardo, è che qualcosa, sotto le battute, ci sia e non sia fuffa da campagna elettorale.
La gente commenta, ma non vuole o non può dirla tutta.
Io ribatto cercando una garbata provocazione: «Benissimo. Allora questi lavoratori non sono mai stati assunti? Forse sarebbe necessario parlare chiaro. Io non sono di parte: ho un lavoro, non ho parenti che lavorano in quel cantiere, non ho amici da sponsorizzare. Per cui attendo chiarezza, se si vuole farla.»
A un certo punto, un commento infila l’argomento forse decisivo: «Fossero veramente operai ma si tratta di diversi professionisti che si spacciano per disoccupati del territorio che poi non si presentano neanche a lavoro e poi si permettono di dire che li bloccano ma per cortesia». La questione si fa pesante, almeno per me che sono estraneo all’ambiente: «Professionisti di quale mestiere?», ribatto. A questo punto, capito che la confusione che monta fa danno alle sue accuse rimaste, tuttavia, velate, Daniele Mele decide di uscire dalla nebbia: «Ok parlo».
Aspettiamo.
Dopo qualche minuto arriva la ricostruzione di Daniele: «In primis gli operai sono solo 2.... ho la foto e 30 testimoni...... poi vi è un sub appaltatore che mi ha messo dei dubbi perché notoriamente nel sulcis per chi lavora in edilizia sa benissimo che prende i lavori con ribassi pazzeschi... per poi pagare gli operai a 30 euro al giorno.. e non dare la dotazione antifortunistica.... È siccome ricordo ancora 2 gravi incidenti successi in corso Iglesias e in via Ogliastra nei cantieri area... proprio per casi del genere. .... ho detto all'impresario Laterza. ... sei un impresa edile? Capisco i sub appalti tecnologici.... ma se dai il lavoro edile e non assumi nessuno che lo prendi a fare il lavoro? Per sederti e guadagnare sulle spalle dei lavoratori dei sub appaltatori? Quindi assumi personale...... notare che tutte le discussioni io le faccio di fronte ai disoccupati. .... quindi non temo smentite..... primo tempo.... mo arriva il dolce......».
Qui già ci sarebbe da dirne, e parecchio, sempre che le affermazioni di Daniele Mele siano veridiche, ma egli sostiene di avere i testimoni. Io comincerei dal fatto che a quanto sembra si pagano gli operai 30 euro al giorno: chi controlla? Nessuno.
Risultato: connivenza con lo sfruttamento dei lavoratori. Io denuncio pubblicamente l’omissione di controllo della committenza. Quanto ai due incidenti di cui parla Mele, li abbiamo denunciati per iscritto sulla Nuova Sardegna qualche anno fa. Non è successo niente. Quanto al sistema del subappalto, la committenza non se ne può lavare le mani.
Dopo qualche minuto, Mele prosegue nel racconto e son dolori: «Poi casualmente tutto questo succede dopo che io faccio una chiamata fronte lavoratori ad un noto politico locale... perché mi arriva segnalazione che stia facendo assunzioni strane...... il tizio dice a me.... conosco cosa sta facendo in via Sicilia con i suoi disoccupati. .... ... se erano miei gli voglio bene a tutti tranne uno..... ma gli avrei già venduti..... io gli dico ok mando i disoccupati da lei a controllare così darà a loro le risposte. ... È lì la solita scenetta ... ti denuncio ti querela ecc ecc. Io non ci guadagno nulla non son candidato è fatico mille volte più di chiunque a fare ste cose ma non posso vedere i miei amici alla disperazione. ... quindi me ne fotte e vado avanti.... non vi dico il nome. .... gli operai lo sanno... ma sto controllando e al momento opportuno caro compagno vengo a trovarti......».
Siamo alle solite. Si dice il peccato ma non il peccatore. Speriamo che la promessa finale sia prima o poi mantenuta, al di là del fatto che le aspirazioni dei lavoratori siano o meno soddisfatte.
Comunque, a Daniele, alla fine di questo duro disvelamento: ho voluto scrivere queste righe: «Daniele, per vincere questa battaglia e le battaglie del futuro c'è solo un sistema. Sollevare il "velo pietoso", perché ormai certi personaggi non meritano più pietà. Io capisco tutte le necessità, gli ostacoli, la vita in un mondo crudele e tragico di cui, per ora e per fortuna non ho mai fatto esperienza. Ma, Daniele, vale ancora la pena nascondere le identità, accusare il "compagno", uscire allo scoperto senza scoprire i volti, consentire ai cinici di esercitare il proprio cinismo senza che ne paghino il giusto pegno?
Ora o mai più, Daniele. L'avversario è assai debole, cerca difesa frugando nelle macerie e nei rifiuti del disastro. La spallata sembra più facile che mai.»

Giovanni Di Pasquale

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