Oggi il cielo terso e limpido rende Gerusalemme ancora più magica. C’è un bel sole e mentre da noi i comignoli cominciano a fumare, a Gerusalemme la maggior parte dei ragazzi, e anche qualche adulto, va in giro a maniche corte. Io sono costretto a non abbandonare il mio giubbotto dalle tasche capienti antiborseggio in cui c’è il passaporto, il portafogli, il telefono, la carta della città, i biglietti del tram, le monetine, tre caramelle, occhiali da vista e da sole, la chiave della camera… E’ shabbat, il sabato ebraico, il giorno di riposo religioso, i negozi sono chiusi e non passa il tram. La camminata per arrivare alla città vecchia è gradevole e rilassante. Mi piace guardare i volti delle persone, cercare di cogliere dal loro sguardo, dal loro atteggiamento e da come camminano qualche indizio sulla loro storia.
Attraverso la porta dei leoni e mi inoltro nel quartiere cristiano al centro del quale si trova la Basilica del Santo Sepolcro, luogo in cui, secondo la tradizione, Gesù morì e risorse. Per arrivare alla Basilica percorro la Via Dolorosa, un intreccio di stretti vicoli, affollati di pellegrini e mercanti. E’ la Via Crucis, l’ultima strada percorsa da Gesù portando la croce dal Pretorio al Golgota, dove fu crocifisso. Oggi è possibile rivivere tutte le tappe del suo cammino in un percorso che si compone di 14 "stazioni" segnalate con una targa rossa. Incontro pellegrini cristiani di tutte le nazionalità, ebrei col colbacco diretti al muro del pianto per pregare e cantare, fedeli musulmani che vanno alla moschea. Sono mondi solo apparentemente diversi e nelle vie della città le diversità scompaiono. Lungo il percorso verso la basilica del Santo Sepolcro incontro gruppi di pellegrini cristiani che trasportano una pesante croce di legno. La giornata di oggi diventa un emozionante viaggio all'interno della storia cristiana. Arrivo alla basilica, c’è calca all’ingresso. Appena entrati si resta colpiti dal letto di pietra rossa dell’unzione che segna la tredicesima stazione. Secondo la tradizione si tratta della pietra su cui è stato adagiato il corpo di Gesù dopo la morte, cosparso di unguenti e preparato per la sepoltura. I fedeli si inginocchiano e la baciano, strofinano la pietra con fazzoletti e oggetti di ogni genere, sperando che possano assorbire la santità del luogo.
Una mamma vi appoggia il suo bambino e prega. All’interno della Basilica, a destra, ci sono degli scalini ripidi che conducono al piano superiore. La fila per accedervi è molto lunga e disordinata. Rifletto un pò sulla storia di questo luogo sacro che ha attraversato nei secoli molti momenti difficili. Sotto l’imperatore Adriano, i Romani vi costruirono un tempio dedicato a Venere. Soltanto nel 313, con l’Editto di Costantino, i cristiani ebbero la libertà di culto e poterono riedificare le loro chiese. Proprio per volere della madre di Costantino, la regina Elena poi divenuta santa, venne costruita la prima basilica. La chiesa del Santo Sepolcro fu però distrutto dall’invasione persiana e dal califfo al Hakim. Con la prima crociata, nel 1099 Gerusalemme fu espugnata e il Santo Sepolcro tornò ad essere il cuore della cristianità. Intorno al 1200, Gerusalemme passò nuovamente in mano ai musulmani e i luoghi del Santo Sepolcro vennero divisi tra le diverse comunità religiose cattoliche ed ortodosse. La svolta arrivò nel 1342 d.C. quando il papa affidò la custodia del Santo Sepolcro e degli altri Luoghi Santi all’ordine dei Francescani. Oggi la gestione del Santo Sepolcro è affidata alle chiese greco-ortodossa (che ne occupa la parte più grande), cattolica, armena, siriana e copto-egiziana (quella cui spetta un minuscolo spazio alle spalle dell’edicola della tomba). Alla chiesa etiope spetta solo una parte esterna dell’edificio, posta sul tetto della chiesa stessa. Queste confessioni sono quelle che ritengono il luogo del Santo Sepolcro come quello autentico in cui Cristo è stato crocefisso, deposto dalla Croce e sepolto prima di risorgere. Dopo un’ora di fila, con spinte e scene vergognose dei soliti furbetti che si infilano da tutte le parti, arrivo alla cappella in cui sorgeva il Golgota, la piccola collina su cui Gesù fu crocifisso.
I soffitti e le pareti sono decorate con mosaici bellissimi mentre al centro della cappella si staglia un grande crocifisso. Ai lati dell'altare alcune vetrate sul pavimento mostrano la roccia del Golgota. Ridiscese la scale inizio una nuova fila, stavolta più ordinata e più lunga che dura un’ora e mezza. Un burbero prete ortodosso ci fa entrare quattro per volta. L'interno è composto di due piccole stanze, la prima è la Cappella dell’Angelo, il luogo in cui, secondo le scritture, le donne vennero tre giorni dopo la morte di Gesù trovando la tomba vuota e un angelo seduto sulla pietra che la chiudeva che disse loro che Gesù era risorto. Sopra una piccola colonna è custodito un pezzo originario della pietra usata per sigillare la tomba di Gesù. Entriamo quindi nella sala più interna, dove è custodito il Santo Sepolcro vero e proprio, al cui interno si può vedere, ricoperto da una lastra di marmo, il banco di roccia su cui giacque Gesù Cristo. Nonostante la confusione, gli schiamazzi e il caos, la visita al Santo Sepolcro resterà l’esperienza più importante vissuta a Gerusalemme e l’immagine della mamma che posa il suo piccolo di pochi mesi sulla pietra dove fu lavato Gesù uno dei momenti più emozionanti che custodirò tra i ricordi i questo viaggio.
Angelo Mascia
Diario di un turista quasi per caso. Jerusalem, 17 novembre 2018. Il cielo terso e limpido rende Gerusalemme ancora più magica
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