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Iglesias. Anna Maria Landis racconta i suoi studi da ragazza. Una vita di successo contro i pregiudizi sulla donna

Cultura
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Nella Iglesias degli anni ‘30 e degli anni ‘40 non era una cosa semplice, per una ragazza, andare avanti negli studi. Non solamente per le difficoltà materiali di accedere a corsi di studio economicamente molto dispendiosi, ma soprattutto per i tanti pregiudizi delle persone, che vedevano le ragazze adatte solamente ai corsi di avviamento professionale o alla vita domestica.
La professoressa Anna Maria Landis ci offre un quadro molto interessante della vita ad Iglesias e dei suoi studi, un percorso che l’ha portata, dopo tanti sacrifici, alla laurea e ad una vita professionale ricca di soddisfazioni. “Fin da piccola ho sempre amato la matematica, ed ho avuto la fortuna di avere, come insegnante, una maestra che ha spinto i miei genitori ad iscrivermi alla scuola media e non all’avviamento professionale. Una scelta molto contrastata – ricorda Anna Maria Landis – con tanti nostri conoscenti che scoraggiavano l’iscrizione alla scuola media, ritenuta poco utile per una ragazza che tanto, una volta cresciuta, si sarebbe sposata”.
I ricordi di Anna Maria Landis proseguono con il racconto dell’iscrizione alle superiori, con la sua scelta di iscriversi al Liceo Scientifico rispetto alle Magistrali, ritenute da molti conoscenti, una scuola più adatta ad una giovane donna. Cinque anni di studi e di sacrifici, non solamente sui libri, ma anche aiutando la madre nella cura dei fratelli e nei lavori domestici. “Mio padre faceva il sorvegliante nella fonderia a piombo, con turni di lavoro terribili. Inoltre la nostra famiglia si era allargata, con la nascita di tre fratellini ed era necessario collaborare in casa”.
Anni ricchi di soddisfazioni, ma con tante difficoltà materiali, negli anni della guerra. Dopo l’esame di maturità, superato insieme a pochissimi altri studenti, la professoressa Landis ci racconta di un’altra scelta contrastata, quella dell’iscrizione all’Università, con la madre che preferiva che stesse a casa e spingeva per non farla iscrivere. “Qui entra in gioco una figura per me molto importante – ricorda la professoressa Landis – l’ingegner Rolandi, un importante quadro della Monteponi, che ha spinto mio padre a farmi iscrivere alla facoltà di Matematica. L’Università era costosa e solo grazie a molti sacrifici la mia famiglia è riuscita a pagare le tasse e ad acquistare i libri di testo. In quegli anni poi, di borse di studio non si parlava, solo dopo qualche anno la Società Monteponi ha deciso di dare un contributo, valido per i figli di tutti i dipendenti che fossero iscritti all’Università. Le borse di studio furono istituite solo alla fine degli anni ‘50, in una Italia che già si affacciava negli anni del boom economico, e nella quale iniziava ad aumentare notevolmente il numero degli universitari”.
Un percorso di studi frutto di tanti sacrifici, che la professoressa Landis ricorda con orgoglio, durante il quale scoprì anche la passione per l’insegnamento, con le prime ripetizioni impartite ad amici e conoscenti. Passione diventata poi il lavoro di una vita, con tanti anni di docenza come insegnante e poi come preside dell’Istituto Minerario.

Jacopo Casula

(Sulcis Iglesiente Oggi del 10 luglio 2016)

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