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Carbonia. Chiude la Casa dell’Anziano. Il sindaco Massidda: «Gravi inadempienze non più sanabili»

Politica Locale
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La Casa dell’Anziano chiude. Il 2 agosto i pazienti dovranno lasciare la struttura d’accoglienza: i responsabili della struttura assistenziale, la cooperativa CAM, non hanno risolto le criticità poste in essere già nel 2013 dai NAS dei Carabinieri, che evidenziarono anomalie logistiche in violazione delle norme sull’adeguatezza della struttura. Non essendovi più spazio per ulteriori proroghe al fine di risolvere questi problemi, l’attività della Casa dell’Anziano fra venti giorni dovrà cessare.
È quanto ha spiegato stamani il sindaco di Carbonia Paola Massidda, coadiuvata dall’assessore alle Politiche sociali Arianna Vinci, nel corso di una conferenza stampa. Del problema, risalente come detto a circa tre anni fa, il primo cittadino era stato investito dai dirigenti della coop già prima di assumere formalmente l’incarico assegnatole dagli elettori il 19 giugno scorso: «Il direttore – ha detto Massidda – ha prospettato in quell’occasione il danno che sarebbe derivato agli ospiti e ai lavoratori da una eventuale chiusura della struttura. Da quel momento ci siamo occupati con gli uffici del comune di questa emergenza che andava a toccare e tocca soggetti fragili come sono gli anziani non autosufficienti, verificando secondo quanto prescrive la legge le possibilità di consentire il proseguimento dell’attività attraverso l’eliminazione delle anomalie». Anomalie, come anticipato, messe nero su bianco dai militari dell’Arma nel 2013 e comunicate per conoscenza al comune, il quale secondo la normativa ha il compito di autorizzare l’attività. Prima del sopralluogo degli uomini in divisa, la coop CAM aveva richiesta l’autorizzazione a proseguire l’attività iniziata con altra gestione: nel corso della procedura autorizzativa, gli uffici del comune avevano ricevuto nell’agosto di tre anni fa il verbale dei NAS: vi si leggeva che, nella Casa dell’Anziano, i bagni non erano idonei ad essere utilizzati dai disabili, che la climatizzazione era assente, che le finestre erano prive di zanzariere, che mancavano gli scivoli all’ingresso. «Addirittura – ha spiegato l’assessore Vinci – sussistevano problemi per l’ingresso delle barelle in caso di intervento in emergenza». Il comune, letta la relazione assai poco lusinghiera, concesse, secondo quanto previsto dalla legge, due anni affinché la struttura, di proprietà di AREA, fosse modificata secondo quanto prescritto al fine di colmare le gravi lacune. Ma, nel 2015, l’ottemperanza agli obblighi per cui tale “scivolo” era stato concesso risultava solo parziale. «Mancavano – ha detto il sindaco – la bonifica del sottoscala esterno, l’adeguamento dei bagni, l’attivazione della climatizzazione, l’installazione delle zanzariere». Gli ulteriori 20 giorni concessi per una corsa contro il tempo ad evitare i sigilli alla struttura non hanno sortito effetto: scaduti il 25 giugno hanno provocato l’atto intimativo del dirigente: «All’amministrazione comunale non è più possibile concedere proroghe – ha detto Massidda – a meno di incorrere in una violazione del codice penale: sia chiaro, dunque, che la Casa dell’Anziano chiude non per volontà di questa amministrazione né di quella precedente». Resta da capire che fine faranno i ventidue anziani residenti nella struttura: «Stiamo lavorando – hanno detto sindaco e assessore – possano trovare assistenza in altre strutture del territorio: d’altronde abbiamo verificato che le rette pagate dalle famiglie per l’assistenza sono niente affatto sociali, a parte qualche caso residuale: si aggirano quasi tutte intorno a 1.700 euro al mese. Quello che possiamo dire è che questi cittadini bisognosi di assistenza sono stati usati dai responsabili della operativa come forma di pressione affinché non si arrivasse al provvedimento che siamo stati costretti ad assumere. Noi comunque, attraverso i Servizi Sociali comunai, non li lasceremo soli, anche da punto di vista dell’assistenza psicologica, vista l’esperienza traumatica che purtroppo si apprestano a vivere. In attesa di nuova collocazione, potranno essere coinvolti gli operatori socio-sanitari che a tutt’oggi continuano ad assistere i residenti». Già, i lavoratori. Non dipendenti della cooperativa, manco a dirlo, ma “soci lavoratori”, con tutte le conseguenze del caso: «Abbiamo avuto un incontro anche con il personale – ha rivelato Massidda – e abbiamo appreso dei gravi ritardi e delle inadempienze nelle retribuzioni: non è un caso che recentemente vi siano state bel undici dimissioni da parte dei lavoratori». Della serie: visto che non mi paghi, tanto vale starmene a casa.

Giovanni di Pasquale

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